Inchieste Abruzzo, indagato anche l’ ex sindaco di Penne Rocco D’Alfonso

C’e’ anche l’ex sindaco di Penne, Rocco D’Alfonso, accusato di abuso d’ufficio, tra gli indagati nel filone relativo alla citta’ pennese della mega inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila su una serie di appalti della Regione Abruzzo. Un’indagine, coordinata dal procuratore Michele Renzo e dal sostituto Antonietta Picardi che arriva, cosi’, a 28 indagati noti negli 8 fronti investigativi attualmente aperti con ulteriori sviluppi attesi, tra cui dirigenti e funzionari regionali, professionisti esterni, imprenditori, il presidente, Luciano D’Alfonso, e gli assessori regionali Marinella Sclocco, Silvio Paolucci e Dino Pepe. Le ipotesi di accuse, a vario titolo, sono di corruzione, turbativa d’asta, falso ideologico, abuso d’ufficio. Rocco D’Alfonso e’ attualmente nello staff della squadra del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.

I due D’Alfonso sarebbero indagati, secondo quanto si e’ appreso, nell’ambito di una vicenda legata alla cessione di un immobile di proprieta’ comunale, messo in vendita nel 2015 perche’ il Comune di Penne aveva bisogno di fare cassa essendo a rischio lo sforamento del patto di stabilita’ interno. Per portare a termine l’operazione occorreva, pero’, superare il vincolo dei Beni culturali. L’allora primo cittadino ha chiesto alla Soprintendenza che il vincolo decadesse e ha atteso il parere della relativa commissione per completare la vendita. La commissione, pero’, tardava a riunirsi e Rocco D’Alfonso, vista l’urgenza di chiudere il bilancio, avrebbe chiesto l’intervento del presidente della Regione. Luciano D’Alfonso avrebbe telefonato a un funzionario dei Beni culturali per sollecitare il parere. Questa telefonata sarebbe stata letta dagli inquirenti come una “pressione indebita” sul funzionario per favorire la decadenza del vincolo e la vendita dell’immobile. Il quale e’ stato comunque svincolato, secondo quanto si e’ appreso dopo qualche mese. Infine si svolgeranno domani gli interrogatori di Mauro Pellegrini, dell’impresa Dipe, difeso dall’avvocato Massimo Carosi, indagato nell’ambito del filone sulla gara per la ricostruzione di palazzo Centi, di Berardino Di Vincenzo, ex alto dirigente dei Beni culturali, ora in pensione e consulente senza emolumento del presidente D’Alfonso, e il figlio Giancarlo, architetto, coinvolti nello stesso filone. 

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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