Il Tribunale di Sulmona ha condannato la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila al risarcimento di 550mila euro, oltre alle spese legali, per la morte di una bambina al nono mese di gravidanza. La vicenda risale al settembre 2017 ed è stata riportata oggi dalla stampa locale.
Alla 36ª settimana di gestazione la donna si era rivolta al pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona segnalando l’assenza di movimenti fetali. Dopo alcuni controlli era stata dimessa. Due giorni dopo, durante una visita programmata, è stata riscontrata l’assenza di attività cardiaca fetale ed è stato disposto il parto indotto. Per la bambina non c’è stato nulla da fare. L’autopsia, disposta dalla stessa Asl, ha attribuito il decesso ad asfissia causata da giri multipli del cordone ombelicale.
I genitori, assistiti dall’avvocata Catia Puglielli, hanno promosso un accertamento tecnico preventivo. Il collegio peritale ha rilevato responsabilità sanitaria, ritenendo che il tracciato cardiotocografico avrebbe dovuto indicare la necessità di ricovero immediato, monitoraggio e, se necessario, parto con taglio cesareo. Il giudice civile del Tribunale di Sulmona, Irene Giamminonni, ha respinto la tesi difensiva della Asl, secondo cui la morte sarebbe stata un evento acuto e imprevedibile. Il direttore generale della Asl, Paolo Costanzi, ha dichiarato che la condanna sarà eseguita, non ravvisandosi i presupposti per un ricorso.
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