“In un contesto di incertezza, aggravato dalla mancanza di indicazioni univoche dalle istituzioni su come gestire gli impianti privati, la categoria degli amministratori si è spaccata. Circa il 50% dei professionisti ha scelto di riattivare immediatamente l’afflusso idrico appena l’Aca ha riaperto le condotte, esponendo però gli impianti al rischio di contaminazione”. È quanto afferma Stefania Centorame, responsabile provinciale di Abiconf Pescara, in riferimento alla gestione dell’emergenza idrica legata ai lavori sulla condotta “Giardino”.
“Mentre metà dei condomini di Pescara riaveva l’acqua, noi professionisti Abiconf abbiamo dovuto giustificare il nostro operato di fronte a residenti esasperati. Tuttavia, riaprire i rubinetti prima della certificazione di potabilità della Asl sarebbe stato un atto di irresponsabilità”, prosegue Centorame, rivendicando “la correttezza di una gestione prudenziale” e la scelta di non riattivare gli impianti in assenza di linee guida istituzionali.
Secondo quanto evidenziato dall’associazione, la prudenza adottata è legata anche agli obblighi normativi: “L’amministratore è il responsabile legale della qualità dell’acqua dal contatore al rubinetto. Consentire l’immissione di acqua non potabile nei serbatoi configura precise responsabilità civili e penali in caso di infezioni o danni alla salute”. Abiconf richiama anche il rischio di formazione di biofilm batterici negli impianti e i conseguenti costi di bonifica.
“Nel pomeriggio sono attesi gli esiti ufficiali della Asl e la successiva revoca delle ordinanze sindacali. Solo in quel momento la nostra scelta potrà dirsi conclusa. Rivendico con orgoglio la fermezza dei colleghi che non hanno ceduto alla fretta: abbiamo preferito gestire il malcontento momentaneo piuttosto che rischiare di consegnare ai nostri amministrati un’acqua insalubre”, conclude Centorame, sottolineando la necessità di attendere i dati ufficiali prima della riapertura degli impianti.
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