È morto a 90 anni Natalino Irti, giurista, docente e avvocato originario di Avezzano, considerato una delle figure più autorevoli del diritto civile italiano del secondo Novecento. Professore ordinario dal 1968, accademico dei Lincei e presidente emerito dell’Istituto italiano per gli studi storici, ha insegnato nelle università di Sassari, Parma, Perugia, Torino e Roma La Sapienza.
Allievo di Emilio Betti, Irti ha legato il proprio nome a una vasta produzione scientifica. Tra le sue opere più note figura “L’età della decodificazione”, con cui ha analizzato la progressiva perdita di centralità del codice civile e la nascita di sottosistemi normativi autonomi. Nei suoi studi ha poi approfondito i fondamenti del diritto, il rapporto tra norme, tecnica, mercato, globalizzazione e verità, sviluppando il tema del nichilismo giuridico.
Alla carriera accademica ha affiancato l’attività professionale e istituzionale. Alla guida dello Studio legale Irti, attivo dal 1911, si è occupato di diritto civile, commerciale e amministrativo. Ha ricoperto incarichi di vertice nel mondo economico e pubblico: presidente del Credito Italiano, vicepresidente dell’Enel, componente del consiglio di amministrazione dell’Iri e del Comitato per le privatizzazioni. Dal 1985 al 1987 è stato consigliere comunale di Roma nelle liste del Partito liberale italiano.
Irti è stato anche membro del Consiglio nazionale forense e condirettore di riviste giuridiche. Negli ultimi anni aveva promosso la Fondazione “Nicola Irti”, dedicata allo zio che nel 1911 aprì lo studio legale di famiglia, con l’obiettivo di sostenere opere di carità e iniziative culturali.
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