Indennità di accompagnamento e assegno sociale pieno ai ricoverati in RSA, storica sentenza della Corte d’Appello

La Corte d’Appello dell’Aquila, Sezione Lavoro, ha condannato l’Inps a corrispondere l’indennità di accompagnamento e l’assegno sociale in misura integrale agli eredi di una donna deceduta nel febbraio 2024 dopo anni di ricovero in una Rsa della provincia di Chieti.

Il dispositivo, pronunciato il 25 giugno 2026, riforma la sentenza del Tribunale di Vasto del novembre 2024, che aveva confermato la sospensione delle prestazioni da parte dell’Inps. Il ricorso è stato seguito dall’Inca Cgil di Chieti, a cui si erano rivolti gli eredi, con l’assistenza dell’avvocato Fabio Giangiacomo.

La donna, affetta da Corea di Huntington, era ricoverata dal maggio 2020 e veniva nutrita tramite gastrostomia endoscopica percutanea con Osmolite, trattamento sanitario non coperto dal servizio pubblico e a carico della paziente e della famiglia per circa 500 euro al mese.

La Corte ha riconosciuto il diritto a percepire le prestazioni in misura integrale per il periodo dal 18 maggio 2020 al 28 febbraio 2024, condannando l’Inps al pagamento degli arretrati, oltre a interessi, rivalutazione e spese legali. Secondo l’Inca Cgil Chieti, la pronuncia chiarisce che il ricovero in Rsa non equivale a quello ospedaliero quando restano a carico dell’assistito spese sanitarie essenziali.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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