Dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 colpì il Centro Italia provocando 299 vittime e danni a centri abitati, attività economiche e patrimonio storico. Nel decennale del sisma, il commissario straordinario Guido Castelli traccia il bilancio della ricostruzione nell’Appennino centrale, indicando come riferimento il percorso seguito dopo il terremoto del Friuli del 1976. Secondo Castelli, il lavoro è arrivato a metà e l’obiettivo è completarlo mantenendo il passo di quella ricostruzione, conclusa in 19 anni.
Sul fronte della ricostruzione privata sono state presentate 36.149 richieste di contributo per 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi ammontano a 12,59 miliardi e le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti superano gli 8 miliardi, il 69% dei quali erogato dal 2023. I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi 14.968, oltre il 64% degli interventi avviati. I nuclei familiari ancora assistiti sono 8.759, quasi il 40% in meno rispetto al 2022.
La ricostruzione pubblica comprende 3.667 interventi per oltre 4,85 miliardi di euro. Lavori in corso e opere concluse rappresentano circa il 40% della programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%. Per le scuole sono previsti 459 interventi per circa 1,6 miliardi, mentre la ricostruzione degli edifici di culto comprende 1.276 interventi per oltre 750 milioni.
Alla ricostruzione materiale si affianca il programma Next Appennino, finanziato con 1,78 miliardi del Fondo Complementare al PNRR per sostenere economia, servizi, transizione ecologica e infrastrutture. Secondo i dati riportati nel rapporto 2026, le proiezioni demografiche al 2044 passano da 423mila a 468mila residenti, con un recupero potenziale di oltre 44mila abitanti rispetto alle precedenti aspettative di calo. Nei 138 Comuni del cratere, inoltre, il tasso di occupazione si attesta al 66,1% e le nuove attivazioni lavorative sono passate da 25.100 nel primo trimestre 2022 a 27.400 nel primo trimestre 2025.
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