Meno della metà delle piccole e medie imprese industriali italiane ha effettuato investimenti nel primo semestre del 2026, mentre aumentano le difficoltà nell’accesso al credito e l’attenzione verso l’intelligenza artificiale. È quanto emerge dal nuovo Rapporto congiunturale di Confapi sul primo semestre e sulle aspettative per la seconda parte dell’anno, realizzato su un campione di 2.000 aziende associate.
Sul fronte internazionale, l’87,5% delle imprese intervistate segnala effetti limitati derivanti dai dazi statunitensi, pur evidenziando possibili conseguenze sui costi delle catene di approvvigionamento. Maggiore è la preoccupazione per la situazione dello Stretto di Hormuz: il 69,5% delle Pmi prevede effetti negativi sulle proprie attività e per il 50% le ricadute sono già in corso, con conseguenze legate ai blocchi logistici e ai rincari energetici.
Nel primo semestre ha effettuato investimenti il 48,3% delle imprese, mentre il 51,7% non ha programmato piani pluriennali di crescita. Il 66,5% delle Pmi non ha presentato richieste al sistema bancario per ottenere nuove risorse finanziarie, una quota cresciuta del 7,8% rispetto al 2025. Tra le ragioni indicate figurano il timore di un rifiuto, segnalato dal 35%, condizioni considerate troppo onerose dal 30,8% e la richiesta di garanzie eccessive dal 27%. Il 56% delle imprese ricorre all’autofinanziamento.
Cresce, invece, l’attenzione verso l’intelligenza artificiale. Il Piano 5.0 è stato utilizzato dall’8% delle Pmi, mentre il 23,3% delle aziende prevede piani specifici di investimento nell’AI. Considerando i soli investimenti immateriali, la quota sale al 43,8%. Le tecnologie di intelligenza artificiale vengono considerate uno strumento per incrementare la produttività dal 60,7% delle imprese, ottimizzare i costi dal 90,1% e migliorare l’elaborazione e la gestione dei dati dall’82%.
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