Quattro anni e sei mesi di reclusione per atti persecutori e violenza sessuale aggravata nei confronti dell’ex fidanzata, una studentessa universitaria israeliana. È la condanna pronunciata dal Tribunale nei confronti di un ragazzo nordafricano. Il pubblico ministero Andrea Papalia aveva chiesto una pena di cinque anni. La giovane è stata assistita dall’avvocato Simona Giannangeli.
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra maggio e novembre 2024. I due si erano conosciuti lavorando in un bar e avevano successivamente iniziato una relazione, arrivando anche a convivere per un breve periodo. Secondo l’accusa, dopo la decisione della ragazza di interrompere il rapporto, il giovane avrebbe iniziato a presentarsi ripetutamente nella sua abitazione, a controllarle il telefono, a minacciarla e, in alcune circostanze, a colpirla. L’avrebbe inoltre ricattata minacciando di mostrare ai familiari fotografie e video intimi che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero stati realizzati a sua insaputa.
La contestazione più grave riguarda un rapporto sessuale che, secondo la Procura, sarebbe stato imposto alla giovane facendo leva proprio sulla minaccia di divulgare il materiale. Nel corso del procedimento sono state acquisite anche le dichiarazioni di un amico della ragazza, che avrebbe assistito in due occasioni alle minacce. Nei confronti dell’imputato è rimasto in vigore il divieto di avvicinamento alla persona offesa.
La difesa, affidata all’avvocato Sonia Giallonardo, ha contestato la ricostruzione dell’accusa e sostenuto l’assenza di prove sulla violenza sessuale. Il giovane ha respinto le accuse. La legale ha annunciato ricorso in Appello.
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