Guerre e crisi internazionali, per l’Abruzzo un costo di 2,8 miliardi in cinque anni

Le guerre, le crisi energetiche e le tensioni geopolitiche sono costate all’economia abruzzese 2,8 miliardi di euro nel quinquennio 2022-2026, pari allo 0,9% dell’impatto complessivo nazionale. È quanto emerge dal rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato, presentato all’Assemblea della Confederazione, che analizza le conseguenze economiche della guerra in Ucraina, delle tensioni in Medio Oriente, dell’aumento dei costi energetici, delle strette monetarie e delle politiche protezionistiche degli Stati Uniti.

Secondo le stime di Confartigianato, l’Abruzzo si colloca al diciassettesimo posto tra le regioni italiane per valore assoluto delle perdite economiche. L’impatto stimato comprende tre componenti: i maggiori costi per l’importazione di energia, l’incremento degli oneri finanziari sostenuti dalle imprese e la riduzione delle esportazioni verso i mercati interessati dalle crisi internazionali.

Il rapporto quantifica in 296,3 miliardi di euro il costo complessivo per l’economia italiana nei cinque anni considerati, con una media annua di 59,3 miliardi. La componente principale è rappresentata dai maggiori costi energetici, pari a 130,7 miliardi, seguiti dalle minori esportazioni per 88 miliardi e dall’aumento degli oneri finanziari per 77,5 miliardi. Dopo il picco del 2022 e la successiva diminuzione, per il 2026 viene stimata una nuova crescita dell’impatto economico.

Per l’Abruzzo, il dato di 2,8 miliardi rappresenta una stima aggregata delle conseguenze degli shock internazionali sul sistema produttivo regionale. Il rapporto riportato non specifica la ripartizione delle perdite tra costi energetici, credito ed esportazioni, né fornisce dati distinti per le quattro province abruzzesi.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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