Occupazione, Pescara tra le province col maggior incremento nel Mezzogiorno

I dati di media annua consentono di analizzare l’andamento degli indicatori del mercato del lavoro con un maggiore dettaglio territoriale. A dirlo è l’ISTAT. Nel complesso, il 2017 si caratterizza per un incremento dell’occupazione nelle tre ripartizioni. Il tasso di occupazione 15-64 anni aumenta nel Nord di 0,8 punti, nel Centro di 0,7 e nel Mezzogiorno di 0,6. Tuttavia, mentre nel Centro-nord il tasso di occupazione raggiunge livelli pressoché analoghi a quelli del 2008, arrivando al 66,7% nel Nord e 62,8% nel Centro, nel Mezzogiorno l’indicatore è ancora al di sotto del 2008 di 2,0 punti (44,0%). Nelle regioni del Nord è più sostenuto anche l’incremento del tasso di occupazione 15-34 anni (+0,8 punti) in confronto alle regioni del Centro e del Mezzogiorno (+0,6 e +0,5 punti, rispettivamente). Gli incrementi del tasso di occupazione sono più consistenti per le donne, eccetto nel Mezzogiorno in cui la quota di donne occupate (appena un terzo) è in aumento di 0,5 punti in confronto a +0,6 degli uomini. Nel 2017 anche il tasso di disoccupazione si riduce in tutte le ripartizioni ma i divari rimangono accentuati: nel Mezzogiorno (19,4%) è quasi tre volte quello del Nord (6,9%) e circa il doppio di quello del Centro (10,0%). In confronto al 2016, nel Nord il tasso di occupazione sale in tutte le regioni, con l’eccezione della Liguria (-0,4 punti percentuali). Gli incrementi più elevati si segnalano nella Provincia Autonoma di Trento, in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia (rispettivamente +1,5, +1,3 e +1,1 punti).

Superano i livelli del 2008 le Province Autonome di Bolzano e Trento, il Friuli-Venezia Giulia e la Lombardia. Il tasso di disoccupazione si riduce rispetto a un anno prima in tutte le regioni, in particolare nella Provincia Autonoma di Trento e in Lombardia (rispettivamente -1,1 e -1,0 punti). A livello provinciale, gli incrementi del tasso di occupazione sono maggiori nella città metropolitana di Venezia, a Piacenza, Biella, Varese, Padova e Brescia (con variazioni comprese tra +3,4 e +2,2 punti); riduzioni di un punto percentuale e oltre si segnalano invece a Imperia, Forlì-Cesena, Verbano Cusio Ossola, Rovigo, Como e Sondrio. Le riduzioni più elevate del tasso di disoccupazione si stimano a Brescia, Trieste e nella città metropolitana di Venezia (con cali compresi tra -2,4 e -2,1 punti), mentre l’indicatore cresce di un punto percentuale e oltre a Asti, Novara, Imperia e Como. Nei grandi comuni il maggiore incremento del tasso di occupazione si registra a Venezia (+5,8 punti), mentre Verona presenta una riduzione dell’indicatore (-0,6 punti percentuali). Il tasso di disoccupazione si riduce in quasi tutti i grandi comuni del Nord, a eccezione di Verona e Milano; le riduzioni più decise riguardano Genova e Torino (-2,0 e -1,6 punti). Nelle regioni del Centro il tasso di occupazione cresce soprattutto in Lazio e Toscana (+1,0 e +0,7 punti), dove l’indicatore supera anche il livello del 2008. In queste regioni si riduce anche il tasso di disoccupazione, che cresce invece in Umbria e rimane invariato nelle Marche. Tra le province, si registrano gli aumenti più elevati del tasso di occupazione a Pesaro Urbino e a Latina (+2,9 punti), mentre i cali più accentuati sono ad Ancona, Lucca, Fermo e Grosseto (con riduzioni tra -3,0 e -1,4 punti). Le province con i cali maggiori del tasso di disoccupazione sono Pistoia, Pesaro Urbino e Livorno (con riduzioni tra -4,2 e -3,4 punti) mentre gli incrementi sono più consistenti nelle province di Ancona e Terni (rispettivamente +3,0 e +2,0 punti). Nei due grandi comuni del Centro, Roma e Firenze, il tasso di occupazione cresce rispettivamente di +1,0 e +0,4 punti, mentre quello di disoccupazione rimane invariato. Nel Mezzogiorno la crescita del tasso di occupazione interessa tutte le regioni con l’eccezione di Basilicata (-0,8 punti) e Molise (-0,2 punti). Gli incrementi più rilevanti si segnalano in Calabria, Abruzzo e Campania (rispettivamente +1,2, +1,1 e +0,9 punti). Nessuna regione del Mezzogiorno raggiunge i livelli del tasso di occupazione del 2008, seppure Basilicata e Campania presentino scostamenti minimi (-0,1 e -0,3 punti). Rispetto al 2016 il tasso di disoccupazione si riduce in quasi tutte le regioni, specie in Calabria (-1,6 punti), con l’eccezione di Molise e Campania (nell’ordine +1,8 e +0,6 punti).

Tra le province del Mezzogiorno, si registrano incrementi pronunciati del tasso di occupazione – tra 2,3 e 4,8 punti – a Vibo Valentia, Caserta, Pescara e nella città metropolitana di Bari. La riduzione più marcata del tasso di occupazione contraddistingue la provincia di Foggia (-2,5 punti). Il tasso di disoccupazione si riduce con maggiore intensità (oltre 3 punti) nelle città metropolitane di Bari e Palermo, e nelle province di Vibo Valentia e Caltanissetta; la crescita è invece pronunciata a Foggia, Enna, Isernia e Trapani (tra 7,9 e 3,1 punti). Nei grandi comuni del Mezzogiorno il tasso di occupazione aumenta dappertutto fatta eccezione per Catania (-0,8 punti); la crescita dell’indicatore è inoltre più sostenuta nei comuni di Bari e Napoli (+2,3 e +1,7 punti). Il tasso di disoccupazione diminuisce nei grandi comuni di Palermo e Bari (-3,8 e -2,1 punti) mentre aumenta a Napoli, Messina e Catania (rispettivamente +3,9, +3,2 e +1,6 punti).

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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