Studio CGIA: nel 2025 pressione fiscale al 42,7%, italiani “liberi dal fisco” solo dal 6 giugno

Secondo uno studio dell’Ufficio studi della CGIA, nel 2025 i contribuenti italiani hanno impiegato 156 giorni per versare tutte le imposte e i contributi richiesti dal fisco, lavorando di fatto per lo Stato fino al 6 giugno. Solo da quella data e fino al 31 dicembre, pari a 209 giorni, lavoreranno per sé stessi e le proprie famiglie.

Il fenomeno è aggravato dalla presenza di circa 2,5 milioni di evasori fiscali stimati dall’Istat nel 2022, in gran parte lavoratori irregolari senza contratto o partita Iva. Il tasso di irregolarità più alto si registra in Calabria (17,1%), seguita da Campania (14,2%), Sicilia (13,6%) e Puglia (12,6%), contro una media nazionale del 9,7%. In valore assoluto, la Lombardia guida la classifica con quasi 380.000 unità. In Abruzzo invece il tasso di irregolarità è del 10,8% con 57.600 irregolari.

La pressione fiscale italiana per il 2025 è stimata al 42,7% del Pil, in lieve crescita rispetto al 42,6% del 2024. Tuttavia, considerando l’effetto del bonus per i redditi da lavoro dipendente fino a 20.000 euro, contabilizzato come maggiore spesa e non come minori entrate, il livello effettivo si attesterebbe al 42,5%.

Negli ultimi trent’anni il punto minimo si è registrato nel 2005, con un carico fiscale del 38,9% del Pil, pari a 142 giorni di lavoro “per il fisco”. Il picco massimo risale invece al 2013, con il 43,4% sotto il governo Monti. Nel confronto europeo, l’Italia nel 2024 si è collocata al sesto posto per pressione fiscale (42,6%), superiore a Germania e Spagna e inferiore solo a Danimarca, Francia, Belgio, Austria e Lussemburgo.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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