Mattarella, 11 anni al Quirinale: la carriera e il personaggio

 

di Francesco Piccinino Camboni

Tra il 29 e il 31 gennaio 2026 ricorrono due date simboliche per la storia istituzionale italiana: l’undicesimo anniversario dell’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica e il quarto anniversario della sua rielezione per un secondo mandato. Undici anni al Colle sono il segno di una stagione politica lunga, attraversata da crisi, pandemie, scontri istituzionali e trasformazioni profonde del rapporto tra cittadini e istituzioni.
In un Paese spesso disilluso dalla politica, la figura di Mattarella rappresenta un’anomalia: un Presidente che ha visto crescere, nel tempo, la fiducia nei suoi confronti, fino a diventare uno dei più apprezzati della storia repubblicana.

Un uomo che non cercava il Quirinale
Per capire davvero Sergio Mattarella, bisogna partire da molto prima del 2015. Nato a Palermo nel 1941, figlio di Bernardo Mattarella, storico esponente della Democrazia Cristiana e più volte ministro, Sergio sembrava destinato a un percorso diverso dalla politica attiva. Dopo aver conseguito nel 1964 la laurea in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi su “La funzione di indirizzo politico”, Sergio Mattarella intraprende la carriera forense, iscrivendosi nel 1967 all’albo degli avvocati del Foro di Palermo.
Interessato al diritto più che alla competizione elettorale, non era l’erede naturale di una dinastia politica.
La svolta arriva il 6 gennaio 1980, quando suo fratello Pier Santi Mattarella, Presidente della Regione Sicilia, viene assassinato da Cosa Nostra. Le immagini di Sergio che regge il corpo del fratello morente diventano una delle fotografie più potenti della storia repubblicana. Da quel momento, la scelta di entrare in politica assume il valore di una risposta civile e morale alla violenza mafiosa. Dopo aver Insegnato Diritto Parlamentare presso l’Università di Palermo, nel 1983 viene posto in aspettativa in seguito all’elezione alla Camera dei Deputati.

La carriera, l’elezione del 2015 e la Panda
Negli anni Ottanta e Novanta Mattarella costruisce una carriera politica lontana dai riflettori, ma segnata da passaggi significativi. Più volte ministro, si distingue per uno stile pacato e per una reputazione di rigore istituzionale.
Dopo Tangentopoli e il crollo della Prima Repubblica, Mattarella resta una figura integra in un sistema travolto dagli scandali. Diventa Ministro della Difesa, accompagna l’abolizione della leva obbligatoria e, nel 2011, approda alla Corte Costituzionale. Proprio questo ruolo tecnico, lontano dalle dinamiche partitiche, sarà decisivo per la sua futura elezione al Colle.
Il 31 gennaio 2015, al quarto scrutinio, Sergio Mattarella viene eletto Presidente della Repubblica con 665 voti. Non è un nome “di piazza”, non è un leader carismatico, ma una figura percepita come garante.
L’immagine che segna l’inizio della sua presidenza è quasi più potente del discorso di insediamento: Mattarella che raggiunge il Quirinale a bordo di una vecchia Fiat Panda grigia. In un’Italia stanca dei privilegi della politica, quell’auto diventa un messaggio implicito: sobrietà, normalità, distanza dallo sfarzo del potere.

Dallo scontro del 2018 alla pandemia
I primi anni al Colle scorrono relativamente tranquilli, fino al 2018. La formazione del governo Lega-M5S nel 2018 sfociò in un duro scontro istituzionale, quando il Presidente Mattarella rifiutò la nomina di Paolo Savona al Ministero dell’Economia. La decisione provocò durissime reazioni politiche, con accuse di tradimento del mandato popolare contro il Capo dello Stato. Mattarella sceglie una strada inusuale: parla direttamente agli italiani in televisione, rivendicando il suo ruolo di garante della Costituzione. 
Poi arriva la pandemia. Il messaggio del 27 marzo 2020, con il celebre fuori-onda “Non vado dal barbiere neanche io”, umanizza come mai prima la figura del Capo dello Stato. Oltre che essere una gaffe simpatica, rappresenta un momento di identificazione collettiva. In quel video, molti italiani vedono un Presidente che condivide, simbolicamente, la stessa condizione di fragilità e isolamento.

Durante l’emergenza Covid, Mattarella assume un ruolo sempre più centrale: sostiene apertamente la campagna vaccinale, richiama l’Europa alla solidarietà, critica le lentezze delle istituzioni finanziarie.
Il momento più decisivo è la scelta di affidare il governo a Mario Draghi nel 2021. In una fase cruciale per la gestione del PNRR, Mattarella scommette su una figura percepita come garante internazionale ed europeo. È una mossa che rafforza l’immagine di un Presidente capace di indirizzare, nei limiti costituzionali, il corso della politica.

La rielezione del 2022: una scelta obbligata?
Nel gennaio 2022, dopo giorni di stallo parlamentare, Mattarella accetta di essere rieletto. Una decisione che lui stesso vive come una forzatura: il secondo mandato non era nei suoi piani e, in più occasioni, aveva sottolineato l’importanza dell’alternanza.
La rielezione è letta da molti come il segno della debolezza del sistema politico, incapace di trovare una figura condivisa. Ma è anche la prova di quanto, nel frattempo, Mattarella sia diventato un punto di riferimento imprescindibile.

Da presidente poco amato a figura di riferimento nazionale
All’inizio del primo mandato, i sondaggi lo collocavano attorno al 45% di gradimento*. Oggi il consenso, secondo gli ultimi sondaggi*, supera il 70%, collocandolo tra i Presidenti più apprezzati della storia repubblicana.
Questo dato non racconta solo il successo personale di Mattarella, ma anche qualcosa di più profondo sul rapporto tra italiani e istituzioni. In un’epoca di leader urlanti, comunicazione aggressiva e polarizzazione permanente, Mattarella piace proprio per ciò che non è: non è istrionico, non è aggressivo, non è costantemente in campagna elettorale.

Al di là delle valutazioni personali, l’aumento del gradimento di Sergio Mattarella può essere letto anche attraverso tre elementi oggettivi che hanno inciso sulla percezione pubblica del suo ruolo.
In primo luogo, la stabilità: in un sistema politico caratterizzato da frequenti crisi di governo e da una forte volatilità dei partiti, la Presidenza della Repubblica è diventata negli anni una figura sempre più attiva e centrale. In questa evoluzione, Mattarella ha incarnato per molti cittadini un punto fermo istituzionale, un riferimento continuo in una fase di prolungata incertezza.
Un secondo fattore è la comunicazione. Pur mantenendo uno stile sobrio, la Presidenza ha progressivamente adottato i canali della comunicazione contemporanea, da YouTube a Instagram, fino a X, contribuendo a rendere il Capo dello Stato più visibile e meno distante, inserito anche nella vita mediatica del Paese e nei luoghi simbolici della cultura popolare (ad esempio, è stato il primo Presidente a presenziare come ospite al Festival di Sanremo).
Infine, l’empatia. Nella gestione delle cerimonie, dei momenti di lutto, delle emergenze e delle celebrazioni, Mattarella è stato percepito come credibile nella vicinanza alle persone e ai loro vissuti. In un ruolo che richiede anche rappresentanza emotiva della comunità nazionale, questa dimensione ha inciso sulla costruzione di un rapporto di fiducia che va oltre il semplice esercizio delle funzioni costituzionali.

Fonti:
Demopolis – Istituto Nazionale di Ricerche: https://www.demopolis.it/?p=12272 , https://www.demopolis.it/?p=1044
Quirinale: https://www.quirinale.it/page/biografia

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

Controllate anche

Europa, mercato e territorio: il prezzo nascosto delle grandi scelte

di  Francesco Piccinino Camboni Cos’è il Mercosur Negli ultimi mesi si è tornati a parlare …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *