Un’operazione verità sul Porto di Pescara per quantificare le risorse necessarie a un dragaggio strutturale. È quanto torna a chiedere il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Blasioli (Pd), insieme al candidato sindaco Carlo Costantini e ai consiglieri comunali del gruppo Pd Piero Giampietro, Marco Presutti, Francesco Pagnanelli, Giovanni Di Iacovo e Michela Di Stefano.
Blasioli ricorda che l’intervento avviato a settembre 2025 prevede la rimozione di circa 6.000 metri cubi di fanghi per un costo superiore a 500.000 euro, ma che al momento ne sarebbero stati asportati 3.000. Secondo gli esponenti dem, per garantire un’agibilità minima del porto canale occorrerebbe dragare tra 20 e 25.000 tonnellate di sedimenti, con una spesa stimata di almeno 10 milioni di euro, mentre per liberare l’asta fluviale sarebbero necessari 50-60.000 tonnellate per un costo di almeno 25 milioni. L’attuale intervento viene definito “dragaggetto”, anche alla luce del ritardo accumulato di quattro mesi sul cronoprogramma.
Il Pd segnala inoltre l’assenza di aggiornamenti sui lavori di completamento del pennello di foce e della scogliera di radicamento dopo la revoca dell’appalto nell’autunno 2025, nonché lo stallo del Piano regolatore portuale al Comitato Via nazionale, in attesa del parere del Ministero della Cultura con prescrizioni attuative.
Tra le criticità evidenziate anche il trasferimento del mercato ittico nell’ex biglietteria sul molo sud, struttura di 350 metri quadrati su cui sono stati spesi 430.000 euro per lavori e ulteriori 415.000 euro per un sistema di asta elettronica. Secondo i consiglieri dem, la marineria avrebbe espresso perplessità sulla nuova collocazione per motivi legati al rispetto delle norme igienico-sanitarie, mentre il sistema di asta continuerebbe a registrare blocchi con ripercussioni economiche sul comparto.
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