Settantatremila cittadini raggiunti, oltre 80mila servizi erogati. La fotografia della Rete di Facilitazione Digitale in Abruzzo racconta un progetto che ha superato la fase sperimentale per entrare in una dimensione strutturale. Non è solo una questione di performance amministrativa: è il tentativo di ridurre una delle fratture più insidiose del Paese, quella tra chi accede ai servizi digitali e chi ne resta escluso.
L’intervento pubblico, in questo caso, agisce su un terreno spesso sottovalutato. Perché la transizione digitale non è neutra: crea opportunità, ma anche nuove disuguaglianze. La rete dei facilitatori – 53 punti attivi e 51 operatori – si inserisce proprio in questo spazio, accompagnando cittadini che altrimenti resterebbero ai margini dell’ecosistema digitale della Pubblica amministrazione.
Mario Quaglieri rivendica l’efficacia del modello, mentre Vincenzo Rivera sottolinea il ruolo di regia della Regione, chiamata a tenere insieme territori, enti locali e presìdi operativi. Ma il punto più interessante emerge nei dati di utilizzo: l’accesso ai servizi sanitari online, ai pagamenti digitali e all’identità digitale segnala che la domanda esiste ed è crescente, a patto che venga intercettata.
Non è un dettaglio neppure la proroga del progetto. Il fatto che l’Abruzzo venga considerato tra le realtà più performanti a livello nazionale suggerisce che il tema non è più “se” investire sulla facilitazione digitale, ma “come” renderla stabile nel tempo.
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