L’Istat ha reso noti oggi i dati territoriali dell’inflazione di febbraio, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita riscontrando “speculazioni record a Milano e Belluno per i Giochi Olimpici Invernali Milano -Cortina 2026”. Nel mosaico del costo della vita in Italia, l’Abruzzo si ritaglia uno spazio controcorrente. Mentre le grandi città del Nord registrano rincari significativi, realtà come Teramo e Pescara mostrano una dinamica dei prezzi decisamente più contenuta.
Teramo si colloca tra le città più “virtuose” del Paese: l’inflazione si ferma allo 0,4%, con un impatto annuo di 98 euro per una famiglia tipo. Un dato che la posiziona tra le realtà meno colpite dall’aumento del costo della vita, confermando una stabilità che riguarda soprattutto i servizi e il comparto abitativo.
Anche Pescara si muove su livelli contenuti, pur con valori leggermente più alti: +196 euro annui e un’inflazione allo 0,8%. Numeri che restano comunque ben lontani dalle città più care, dove i rincari superano i mille euro l’anno.
Il confronto con i vertici della classifica è netto. A Milano, ad esempio, l’inflazione al 3,9% pesa per oltre 1.197 euro a famiglia, mentre Belluno, spinta al 4,3%, supera i 1.121 euro di aggravio annuo. In Abruzzo, invece, il quadro è diverso. Non è un caso che proprio Teramo entri nella top ten delle città più “leggere” d’Italia.
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