Nel 2025 la pressione fiscale raggiunge il 43,1%, con un picco al 51,4% nell’ultimo trimestre, secondo i dati grezzi diffusi dall’Istat. Il livello è il più alto dal 2014. Per ogni 100 euro di Pil, l’erario ne incassa quasi 52. Nello stesso periodo rallentano il reddito disponibile e il potere d’acquisto delle famiglie, che nell’intero anno crescono rispettivamente del 2,4% e dello 0,9%, con una flessione nell’ultimo trimestre.
Secondo le valutazioni economiche, l’aumento della pressione fiscale è legato a più fattori. Tra questi il fiscal drag, dovuto alla mancata revisione di detrazioni e scaglioni Irpef a fronte dell’aumento dei redditi lordi, l’andamento positivo dei mercati finanziari con maggiori entrate dalla tassazione dei prodotti finanziari e l’incremento del gettito collegato alla riduzione dell’evasione fiscale, favorita da fatturazione elettronica e pagamenti digitali. La spesa pubblica, negli ultimi dati grezzi Istat, si attesta al 51,2% del Pil.
Un peggioramento delle condizioni economiche emerge anche dal Misery Index Confcommercio, che a marzo sale a 9,6, in aumento di sette decimi rispetto a febbraio, per effetto della crescita dell’inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, passata dall’1,9% al 3,1%.
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