Potrebbero arrivare dalle fototrappole installate nei boschi del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise nuovi elementi per l’inchiesta sui lupi avvelenati tra aprile e maggio. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Sulmona, guidata dal procuratore capo Luciano D’Angelo, e vedono impegnati carabinieri e carabinieri forestali.
Le immagini sono state registrate da apparecchiature installate nell’ambito del progetto sperimentale Wadas, Wild Animal Detection and Alert System, avviato dal Parco in collaborazione con l’associazione Salviamo l’Orso per il monitoraggio della fauna protetta e la tutela dell’orso bruno marsicano.
Sono 23 i lupi appenninici morti per avvelenamento. Un ventiquattresimo esemplare, inizialmente inserito nel conteggio, è risultato invece morto per cause naturali legate alla vecchiaia. Le analisi tossicologiche affidate all’Istituto zooprofilattico sperimentale d’Abruzzo e Molise di Teramo hanno confermato l’uso dello stesso veleno, riconducibile a fitofarmaci utilizzati in agricoltura.
Gli inquirenti stanno ascoltando diverse persone informate sui fatti. La Procura è in attesa dell’acquisizione formale dei filmati delle fototrappole, ritenuti utili per imprimere una nuova accelerazione all’indagine.
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