La campagna del grano duro 2026 si apre con prezzi inferiori ai costi di produzione e con una redditività insufficiente per le aziende agricole. A denunciarlo sono Confagricoltura Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, che chiedono interventi strutturali per rafforzare la competitività del comparto cerealicolo.
L’associazione sostiene che la Commissione unica nazionale (Cun) del grano duro non possa essere considerata uno strumento in grado di garantire prezzi remunerativi agli agricoltori. La sua funzione, ricorda Confagricoltura, è esclusivamente quella di rilevare in modo trasparente l’andamento del mercato attraverso il confronto tra le componenti della filiera, senza intervenire sulla formazione dei prezzi o sugli equilibri tra domanda e offerta.
Secondo Confagricoltura, il problema resta la mancanza di una strategia di lungo periodo per il settore. L’organizzazione propone di rafforzare le organizzazioni dei produttori e le cooperative, favorire i contratti di filiera e sostenere investimenti in qualità, stoccaggio e innovazione. L’obiettivo è consentire alle imprese agricole di acquisire maggiore forza contrattuale e affrontare con strumenti più efficaci la volatilità del mercato.
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