Prosegue la conta dei danni dopo la violenta grandinata che martedì ha colpito il Teramano, con epicentro tra Bellante e Ripattoni e ripercussioni anche nelle aree di San Nicolò, Villa Zaccheo, Sant’Onofrio, Morro d’Oro, Pineto, Roseto e in parte del territorio marchigiano. Le richieste di riconoscimento dello stato di calamità naturale arrivano da Cna, Coldiretti e da numerosi sindaci, che segnalano danni ingenti a imprese, abitazioni, veicoli e colture agricole. Tra le criticità evidenziate vi è anche il fatto che le polizze catastrofali obbligatorie per le imprese non coprirebbero tutti i danni subiti.
Il Comune di Teramo ha avviato l’iter per la richiesta dello stato di calamità naturale. La Cna Abruzzo e la Cna Teramo chiedono alla Regione di proclamare lo stato di calamità naturale, coinvolgendo il Governo nazionale e prevedendo un primo stanziamento regionale a sostegno delle attività produttive. L’associazione sollecita inoltre una rapida ricognizione dei danni e invita le imprese associate a documentare le conseguenze subite.
Anche Coldiretti Teramo sta completando la ricognizione nelle aziende agricole. Tra le colture maggiormente colpite figurano pomodori, peperoni, fagiolini, zucchine, borlotti, mais, girasoli, sorgo, erba medica da seme, oliveti e vigneti. Segnalati danni anche a capannoni, impianti fotovoltaici installati sui tetti e mezzi agricoli. Nel frattempo Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto la convocazione di un tavolo in Prefettura per individuare misure di sostegno e procedure emergenziali a favore delle imprese e dei lavoratori interessati.
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