A Pianella il convegno “Oltre la carta”: la riscoperta di Luigi Marchetti e della grande tradizione bandistica abruzzese

Lunedì 27 luglio 2026, alle ore 17.00, presso Palazzo De Caro a Pianella, si terrà il convegno di studi “Oltre la carta: nuove riscritture ed esecuzioni dei repertori storici per banda”, organizzato in occasione della prima esecuzione in partitura moderna della sinfonia Il Folletto (1884) di Luigi Marchetti (1840-1902).
L’iniziativa rappresenta il punto di arrivo di un percorso di ricerca che ha restituito dignità storica a uno dei più significativi maestri della scuola bandistica abruzzese.
Un contributo importante è stato offerto dallo storico e ricercatore indipendente Alessandro Morelli, che nel 2013 ha avviato un’approfondita ricerca archivistica riportando alla luce la figura di Luigi Marchetti. Prima di questo lavoro, le notizie biografiche sul compositore risultavano lacunose e omesse dalla letteratura specialistica e la sua vicenda artistica era in larga misura lasciata alla leggenda popolare.
Tra gli aspetti più originali emersi dalla ricerca di Morelli vi è la ricostruzione delle rivalità tra i maestri di banda nell’Italia dell’Ottocento, autentiche competizioni artistiche che contribuirono all’evoluzione del repertorio bandistico. In particolare, Morelli ha documentato la rivalità tra Luigi Marchetti e Carlo Cavina, direttore dapprima della Banda di Teramo e successivamente del Concerto Cittadino di Città Sant’Angelo. Un confronto professionale che testimonia il vivace fermento musicale dell’epoca e il prestigio raggiunto dalle bande civiche come centri di produzione culturale.
Nel corso del convegno, Alessandro Morelli illustrerà i risultati delle sue ricerche, soffermandosi sul profilo umano e artistico di Marchetti, sulla sua attività di direttore e compositore e sul ruolo da lui svolto nello sviluppo della scuola bandistica abruzzese tra XIX e XX secolo.

Ad aprire i lavori saranno i saluti del Sindaco Taddeo Manella. Seguiranno gli interventi di Domenico Di Virgilio (Archivio Etnolinguistico Musicale Abruzzese) e Francesca Piccone (Università di Teramo), dedicati rispettivamente alla tradizione musicale popolare e alle moderne prassi esecutive dei repertori storici per banda.
Il convegno si concluderà con un dialogo tra Francesca Piccone, Matteo D’Agostino, autore dell’adattamento per organico bandistico moderno de Il Folletto, e Donato Di Martile, maestro dell’Associazione Culturale Musicale “Santa Cecilia” – Banda Città di Pianella.
L’evento si propone di valorizzare il patrimonio musicale italiano attraverso il dialogo tra ricerca storica, musicologia e pratica esecutiva, dimostrando come il lavoro negli archivi possa restituire alla memoria collettiva figure e vicende fondamentali della storia della musica per banda.

Il convegno assumerà inoltre un significato particolarmente simbolico perché si svolgerà nell’ambito delle Feste Patronali di Pianella, culminando con un momento di grande valore culturale: l’esecuzione in piazza della sinfonia Il Folletto (1884), pagina rimasta sconosciuta per oltre un secolo e oggi restituita all’ascolto del pubblico grazie al lavoro di ricerca storica e musicologica. L’esecuzione rappresenta un evento di eccezionale importanza per la comunità pianellese e per gli studiosi del repertorio bandistico, poiché consentirà di ascoltare per la prima volta in epoca moderna una composizione di Luigi Marchetti, riportando idealmente il maestro nella terra che ne ha riscoperto e valorizzato la memoria. L’iniziativa unisce così ricerca, divulgazione ed esecuzione musicale, offrendo ai cittadini e ai visitatori delle Feste Patronali un’occasione unica per riscoprire una preziosa pagina del patrimonio musicale abruzzese.

Spiega Morelli: “Il Folletto potrebbe far pensare a una composizione descrittiva o fantastica. In effetti la musica alterna episodi vivaci e leggeri ad altri più solenni, quasi evocando il carattere mutevole del personaggio immaginario. Tuttavia Marchetti evita gli effetti pittoreschi fini a sé stessi e privilegia sempre la costruzione musicale. La scrittura conferma inoltre la sua specializzazione nelle marce e nei passi doppi: anche nelle sezioni sinfoniche il senso del ritmo rimane saldo e conferisce alla composizione un notevole slancio. Dall’ascolto della Sinfonia per banda “Il Folletto” (1884) di Luigi Marchetti, emerge un lavoro di notevole interesse storico e musicale, perfettamente inserito nella grande tradizione della banda italiana della seconda metà dell’Ottocento, ma con tratti stilistici che ne rivelano una personalità compositiva ben definita. La sinfonia si apre con un’introduzione dal carattere solenne e teatrale. Fin dalle prime battute Marchetti dimostra una notevole padronanza dell’organico bandistico: gli ottoni sostengono l’architettura armonica con sicurezza, mentre i legni ricamano figurazioni che alleggeriscono la tessitura sonora, creando un continuo dialogo timbrico. Uno degli aspetti più riusciti è la scrittura melodica. Marchetti possiede una particolare facilità nell’invenzione tematica: le melodie sono ampie, cantabili e immediatamente riconoscibili, qualità che testimonia la sua esperienza di direttore di banda e la conoscenza delle possibilità espressive degli strumenti a fiato. Composta nel 1884, questa sinfonia documenta il momento di piena maturità artistica del maestro. In un periodo nel quale le bande civiche rappresentavano uno dei principali strumenti di diffusione della cultura musicale, Marchetti dimostra di saper coniugare esigenze artistiche e funzionalità esecutiva. L’opera assume oggi un valore particolare perché amplia la conoscenza del catalogo del compositore, noto soprattutto per le marce. La riscoperta di questa pagina permette di cogliere una dimensione più ampia della sua produzione, evidenziando qualità che lo collocano tra i più interessanti maestri di banda dell’Italia centro-meridionale della fine dell’Ottocento. Il Folletto non è soltanto una curiosità archivistica, ma una composizione di autentico valore. Pur muovendosi entro il linguaggio romantico della banda italiana, Marchetti dimostra personalità, equilibrio formale e una raffinata conoscenza delle possibilità timbriche dell’organico bandistico. L’opera merita di entrare stabilmente nel repertorio delle bande storiche perché unisce efficacia comunicativa, solidità della scrittura e interesse musicologico. La sua riscoperta rappresenta un contributo significativo alla valorizzazione del patrimonio musicale bandistico italiano dell’Ottocento e conferma Luigi Marchetti come un compositore di livello superiore rispetto alla media dei maestri di banda della sua epoca”.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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