Le ondate di calore estive possono generare per le imprese italiane costi stimati tra 6 e 12 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,2-0,4% del Pil nazionale. Lo ha dichiarato Paolo Provino, presidente dell’Ente nazionale bilaterale italiano di rappresentanze datoriali e sindacali del mondo del lavoro, sottolineando gli effetti delle alte temperature sui consumi energetici, sulla produttività e sulla sicurezza dei lavoratori.
In Abruzzo una recente ordinanza regionale ha disposto lo stop ai lavori all’aperto nelle ore più calde per i settori agricolo ed edile. Il provvedimento punta a ridurre i rischi legati all’esposizione prolungata al caldo, che può incidere sul rendimento psicofisico, aumentare i margini di errore e favorire gli infortuni.
Secondo Provino, di fronte al ripetersi di condizioni climatiche estreme non sono più sufficienti interventi temporanei. Le imprese sono chiamate ad adottare misure strutturali per migliorare l’efficienza energetica, la climatizzazione degli ambienti e la protezione dei lavoratori, con l’obiettivo di garantire la continuità delle attività produttive.
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