Politica e competenza: Il dialogo di Michele Fina con Irene Tinagli

Il rapporto tra competenza e politica è stato al centro del 27esimo appuntamento di “Un libro, il dialogo, la politica”, la rubrica in diretta Facebook curata da Michele Fina, che si è confrontato con Irene Tinagli, presidentessa della Commissione Affari economici del Parlamento europeo, sul libro di cui è autrice, edito da Rizzoli: “La grande ignoranza. Dall’uomo qualunque al ministro qualunque, l’ascesa dell’incompetenza e il declino dell’Italia”.

Un rapporto che l’emergenza sanitaria ha messo sotto i riflettori a livello globale, arrivando con tutta probabilità a modificarne la percezione. “Ritengo – ha detto Tinagli – che nel corso del periodo del lockdown molti cittadini abbiano iniziato a comprendere i limiti dell’ignoranza e della propaganda, e a guardare con più attenzione innanzitutto alla serietà”. Per Fina “siamo passati da una grande mole di paure percepite e costruite a una situazione in cui, a causa della pandemia, le paure sono diventate reali. Questo da un lato ha generato una insoddisfazione verso il grido, dall’altro è successo che il progetto europeo, che aveva deluso, ha dato una sterzata a se stesso investendo molte risorse per affrontare l’emergenza socioeconomica, gettando il cuore oltre l’ostacolo e mettendo alle corde chi lo aveva minato”. Per l’autrice “l’Unione europea ha dimostrato pragmatismo imparando dagli errori del passato, probabilmente se non ci fosse stata saremmo finiti a gambe all’aria. Resta inteso che il Recovery Plan è un processo, ci sono negoziazioni in corso, inevitabili difficoltà”.
Fina e Tinagli hanno analizzato il cuore del libro, la citata relazione tra competenza e politica, concordando sulla necessaria sinergia dei due elementi. Fina sostiene infatti che grazie alle competenze si può arrivare a fare emergere le opzioni, “poi torna la politica” nel momento in cui sono necessarie le scelte e si manifesta l’orientamento. Anche per Tinagli “non esiste la scienza esatta che dà la verità assoluta: la competenza è essere in grado di adottare un metodo, ovvero studiare le condizioni per valutare i pro e contro di ogni voce e le conseguenze delle scelte. Troppo spesso la politica non fa prevalere il metodo, ma si affida agli esperti per convalidare decisioni già prese”.
Fina ha citato Max Weber per inquadrare il corretto approccio dell’esponente politico nei confronti delle competenze, la differenza tra “vivere di politica e vivere per la politica”. L’autrice ha riconosciuto i limiti della prima delle due condizioni, vivere di politica non dà la possibilità di avere un retroterra di esperienze professionali e riduce la libertà. D’altro canto, la politica richiede abilità peculiari, che Fina ha definito tra l’altro “un approccio multidisciplinare, la capacità di considerare elementi che un esperto di una sola materia non può conoscere”. Tinagli ritiene l’esperienza politica importante, non viene insegnata in nessun corso di laurea. E’ necessaria, è attraverso la politica che si possono comunicare le scelte”, per l’indispensabile condivisione.
Un male del nostro tempo per Fina è la separazione tra le competenze e la politica: scomparsi riferimenti come i leader del dopoguerra, tecnici che seppero portare le masse popolari a fare scelte andando oltre le loro stesse divisioni. Proposta finale su cui Tinagli e Fina hanno concordato, il modello dell’Unione europea di audizione dei membri del governo e, in generale, in una fase successiva, i pregi del rendiconto.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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