L’Osservatorio

Studio Cgia, in 3 anni il cuneo fiscale è sceso di 13,3 miliardi

Negli ultimi 3 anni il cuneo fiscale è diminuito in misura strutturale di 13,3 miliardi di euro. Grazie all'introduzione del bonus di 80 euro, che grava sulle casse dello Stato per 8,9 miliardi l'anno, e all'eliminazione dell'Irap dal costo del lavoro dei dipendenti in forza all'azienda con un contratto a tempo indeterminato, che consente agli imprenditori di risparmiare 4,3 miliardi l'anno, il peso delle imposte e dei contributi previdenziali sul lavoro è iniziato a scendere. Lo dice l'ufficio studi della Cgia. Se teniamo conto anche degli sgravi contributivi introdotti per il 2015 e il 2016 dal Governo Renzi, misure comunque temporanee che si esauriranno entro dicembre 2018 e a beneficio delle imprese che hanno assunto dipendenti con un contratto a tempo indeterminato, la sforbiciata aumenta di altri 15 miliardi di euro. Questi dati, secondo la Cgia, consentono di chiarire meglio la discussione avvenuta in questi ultimi giorni sulla necessità, suggeritaci dalla commissione europea, di diminuire il cuneo fiscale in cambio di un ritocco all'insù delle aliquote Iva.

"Sebbene siano ancora troppo elevate e la riduzione sia insufficiente - spiega il coordinatore dell'ufficio studi dellaCgia, Paolo Zabeo - le tasse sul lavoro stanno diminuendo. Ricordo, tuttavia, che i dati Ocse relativi al cuneo fiscale in percentuale del costo del lavoro dei dipendenti senza familiari a carico in Belgio, Francia e Germania sono superiori al nostro. Tagliare le imposte è sempre auspicabile, ma farlo attraverso uno scambio con un corrispondente aumento dell'Iva sarebbe sbagliato. Per appesantire le buste paga dei lavoratori è necessario aumentare la produttività che da noi è molto bassa per il semplice motivo che, rispetto a 40 anni fa, non abbiamo più le grandi imprese che altrove, invece, continuano a garantire, grazie al ricorso su larga scala all'innovazione, alla ricerca e a processi produttivi più moderni, stipendi più elevati".

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Istat, 11,9% degli italiani vive in famiglie con disagi

"Nonostante il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, nel 2016 non si e' osservata una riduzione dell'indicatore di grave deprivazione materiale, corrispondente alla quota di persone in famiglie che sperimentano sintomi di disagio. Secondo i dati provvisori del 2016, tale quota si attesta all'11,9%, sostanzialmente stabile rispetto al 2015". Cosi' il direttore del dipartimento per la produzione statistica dell'Istat, Roberto Monducci, in audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio del Parlamento.

"Tra il 2015 e il 2016 l'indice peggiora per le persone anziane (65 anni e piu') (da 8,4% a 11,1%), pur rimanendo al di sotto del dato riferito all'insieme della popolazione, e per chi vive in famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (da 32,1% a 35,8%)", spiega Monducci. Si confermano poi "gli elevati valori di disagio economico per le famiglie residenti nel Mezzogiorno (la quota delle persone gravemente deprivate e' oltre tre volte quella del Nord), per le famiglie monogenitore con figli minori (17,5%) e tra i membri delle famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (35,8%), in altra condizione non professionale (a esclusione dei ritirati dal lavoro) o con occupazione part time (22,8% e 16,9% rispettivamente)". Nel 2016 resta sopra la media la quota di bambini e ragazzi in serio disagio ma si registra una "lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti". Sono, specifica l'Istat, "in condizione di grave deprivazione 1 milione 250 mila minori, pari al 12,3% della popolazione con meno di 18 anni". Di certo, conclude Monducci, i dati confermano "l'urgenza

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Occupazione, in Italia è bassa tra gli under 35

''L'italia è tra i paesi europei con un tasso di occupazione tra gli under 35 tra i più bassi''. Nel 2016 era pari al 39,9%; ''siamo 14 punti sotto l'area dell'euro e quasi 17 rispetto alla media Ue''. ''E' un dato quasi impressionante''. Lo afferma il direttore del dipartimento per la produzione statistica dell'Istat, Roberto Monducci, nel corso dell'audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Nella fascia tra 25 e 34 anni il tasso di occupazione, che si ferma al 60,3%, ''costituisce una criticità non solo per le persone che sono in condizioni di non occupazione ma anche per l'impatto che c'è sulla crescita del paese'', osserva il direttore. ''E' un elemento di spreco su cui lavorare, perché è in quella zona che c'è il motore'' per la crescita dell'economia. Le differenze di genere pesano in modo rilevante sul tasso di occupazione per i giovani che hanno almeno 25 anni: sono il 51,5% delle donne contro il 68,9% degli uomini. Quando si passa a esaminare la situazione delle giovani donne in coppia con figli, rispetto ai coetanei maschi, il divario è di ben 40 punti percentuali rispetto ai coetanei: 42,8% contro 83,7%

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Confesercenti, mete preferite per Pasqua mare e citta’ d’arte

Durante l'ormai prossimo weekend lungo pasquale il 18% degli italiani si concedera' una piccola vacanza: il 14% nel nostro Paese, mentre si rechera' all'estero in un paese europeo un altro 2% di italiani. Infine, un altro 2% scegliera' come meta del viaggio sempre l'estero ma in un altro continente. Non mancheranno nemmeno le tradizionali gite fuori porta nella sola giornata di Pasquetta, progettate dal 19% degli italiani. Il restante 63% trascorrera' la Pasqua in compagnia di amici e famiglia senza sfruttare, pero', l'appuntamento delle festivita' per una vacanza. Emerge dal consueto sondaggio sui consumi e le vacanze di Pasqua di Confesercenti in collaborazione con Swg.

Tra coloro che hanno scelto di partire per le prossime ferie pasquali, il 35% prediligera' un soggiorno tra 3 e 4 notti, mentre un altro 25% pernottera' tra 5 e 6 notti e infine un 10% soggiornera' piu' di 6 notti. Per il restante 30% la vacanza sara', invece, piu' breve. Il 40% dei viaggiatori spendera' meno di 250 euro. Per un altro 26% il budget disponibile sara' tra i 250 ed i 500 euro mentre un'altra fetta, il 23%, afferma di spendere tra i 500 ed i 750 euro. Un buon 11% che dichiara di destinare alla vacanza una spesa superiore ai 750 euro. Per quanto riguarda i consumi alimentari, la spesa media si aggira intorno ai 76 euro a famiglia, in lieve recupero sui 68 euro dello scorso anno. Tra chi fara' una vacanza in Italia, i laghi, le localita' marine e le citta' d'arte si confermano mete apprezzate soprattutto dai mercati esteri; gli italiani, invece, si sono orientati in particolar modo verso le aree del balneare, con una spiccata preferenza per le localita' marine del Mezzogiorno.

La crescita della domanda e' comunque attesa in tutta Italia (+1,2%), e ovunque la spinta proviene piu' che altro dai turisti stranieri. I risultati migliori riguardano il Nord Est (+1,9%) e le regioni del Sud Italia e delle Isole (+1,6%), a differenza delle aree del Centro e del Nord Ovest dove si stimano incrementi al di sotto dell'1%. In particolare e' stimato un aumento dei turisti provenienti dai Paesi dell'Est e dalla Russia. I mercati europei dai quali ci si attende una risposta positiva sono quello tedesco, svizzero, austriaco, olandese, belga e francese. Un trend di stabilita' o di leggero calo e' atteso invece per le provenienze dalla Gran Bretagna, Usa, Giappone, Canada, Brasile, India e Cina.

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In calo i farmaci omeopatici

Primo grande calo nel consumo di prodotti omeopatici, con quasi il 5% in meno di fatturato e oltre il 7% in meno di confezioni vendute In Italia. I nuovi dati diffusi in occasione della Giornata dell'Omeopatia, che si tiene il 10 aprile in tutto il mondo, tratteggiano il 2016 come l'anno "nero" del settore. Una crisi non dovuta al distacco da parte degli italiani, denunciano le imprese, ma dal peso della burocrazia. Sono 8 milioni gli italiani che usano l'omeopatia almeno una volta all'anno. Ci curano soprattutto riniti, raffreddori, influenze (63,6%), dolori articolari o muscolari (30,4%), allergie e problemi respiratori (21,8%). Secondo un'indagine Emg-Acqua condotta nel 2016, oltre la meta' degli utilizzatori ha un'istruzione superiore e ha iniziato su consiglio del farmacista (22,6%), di parenti e amici (21,7%), del medico generico (15,3%), dello specialista (14,1%). Tra chi vi ricorre anche molti genitori, visto che quasi un pediatra su tre li ha prescritti almeno una volta. Tuttavia, dopo anni di segno positivo per il settore, i dati del 2016 segnano per la prima volta un calo del 7,4% dei prodotti venduti e un calo del 4,8% del fatturato, passato dai 300 milioni annui del 2015 ai 285 del 2016. "Sono stati bruciati 15 milioni di euro rispetto al 2015. Senza un dialogo con il governo si prospettano perdite fino a 70milioni e migliaia di posti di lavoro a rischio", e' l'appello del presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga. Sono queste, spiega l'associazione che riunisce le imprese italiane produttrici di medicinali omeopatici, le conseguenze della scadenza del termine ultimo, previsto per il 30 giugno 2017, per la consegna all'Agenzia del Farmaco (Aifa) delle domande di rinnovo dell'AIC relative ai prodotti in commercio. Se oggi sono circa 13.000 i medicinali omeopatici sul mercato, a seguito dei dossier di registrazione richiesti da Aifa "ne resteranno non piu' di 5.000-6.000". Il motivo e' presto detto. "Le aziende - spiega Gorga - hanno cominciato a ritirare i prodotti per i quali non intendono rinnovare le autorizzazioni, una procedura onerosa e complicata", che richiede piu' tempo del previsto. Quello evidenziato dal fatturato dello scorso anno e' quindi "un calo fisiologico, legato ad una selezione dei prodotti". Omeoimprese si batte quindi per ottenere dal Ministero della Salute una proroga alla scadenza del prossimo 30 giugno.

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Studio Unioncamere, boom degli ambulanti stranieri

Boom di ambulanti stranieri in Italia, +30% in quattro anni. E' Napoli la capitale delle bancarelle. Ma mentre i mercatini spopolano i negozi tradizionali perdono terreno E' quanto emerge dalla fotografia scattata da Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese, secondo cui tra il 2012 e il 2016 la crescita dell'imprenditoria straniera (+ 24 mila imprese) è stata determinante per il bilancio del commercio ambulante che si è chiuso con un saldo positivo di 15.000 unità (+8,3%), portando a quasi 195mila il numero complessivo delle imprese del settore. Positivo, ma meno significativo in termini assoluti, il contributo delle imprese di giovani under 35. I giovani in più, sbarcati nei mercatini negli ultimi quattro anni, sono stati circa 1.800 (+5,3% la crescita della componente under 35 nel periodo), mentre sostanzialmente fermo è risultato il bilancio delle imprenditrici (+0,2% nei cinque anni). Allo slancio degli ambulanti ha fatto da sfondo una riduzione, per quanto lieve, delle attività commerciali svolte nei tradizionali negozi. Complice la prolungata crisi e, più in particolare, il ristagno dei consumi, le attività commerciali al dettaglio con sede fissa sono calate tra il 2012 e il 2016 di circa 3mila unità (pari allo 0,3% in meno nel periodo). Non è un caso, infatti, che le attività ambulanti abbiano registrato variazioni percentuali più importanti al Sud. A Napoli, Reggio Calabria, Pescara e Catanzaro per il commercio itinerante si contano aumenti superiori al 20% nell'arco dell'intero periodo considerato. Tuttavia anche in due grandi province del nord e del centro come Milano e Roma, la variazione di attività ambulanti nel quadriennio è molto elevata, rispettivamente +34% e +22%.

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Istat,vendite alimentari febbraio -1,2%

A febbraio segnano il passo le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari: sia in valore e sia in volume. Lo comunica l'Istat. Su base mensile la contrazione in valore è pari a -1,1%, su base annuale -1,2%, in quest'ultimo caso si tratta del maggiore calo degli ultimi 9 mesi. Un dato peggiore a maggio 2016 con una retromarcia dell'1,7%. In volume, le vendite di beni alimentari accusano flessioni pari a -2% su base mensile e -4,8% su base annuale. Le vendite di beni non alimentari restano sostanzialmente stabili su base mensile con un aumento dello 0,1% in valore e una variazione nulla in volume, ma in flessione dello 0,9% su base annuale sia in valore sia in volume. Rispetto a febbraio 2016 la grande distribuzione e le piccole superfici mostrano andamenti simili, con flessioni, rispettivamente, dell'1,0% e dell'1,1%. 

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La corruzione, nell’ultimo anno, ha coinvolto il 25,7% delle aziende sanitarie

La corruzione, nell'ultimo anno, ha coinvolto il 25,7% delle aziende sanitarie: 1 azienda su 4 ha registrato almeno un episodio di corruzione. E' quanto emerge dall'indagine condotta dal CENSIS sulla percezione dei Responsabili della prevenzione della corruzione di 136 strutture sanitarie nell'ambito del progetto 'Curiamo la corruzione', coordinato da Transparency International Italia, in partnership con CENSIS, Ispe Sanità e Rissc. La distribuzione però non è la stessa su tutto il territorio: la maglia nera va al Sud, dove le strutture in cui risulta almeno un episodio di corruzione sono il 37,3% del totale. Mentre gli ambiti più a rischio sono quello degli acquisti e delle forniture, le liste d'attesa e le assunzioni del personale. La ricerca, presentato al Tempio di Adriano a Roma, nel corso della seconda Giornata nazionale contro la corruzione in sanità, rileva che nel sistema sanitario restano ancora forti differenze tra Regioni e aree territoriali, sia nella qualità che nella quantità degli strumenti attivati. Le strutture sanitarie che hanno partecipato all'indagine sono state classificate in 4 gruppi, secondo un indice che valuta la percezione del rischio di corruzione: 24 strutture, pari al 17,6%, di cui 16 del Nord, si classificano nella fascia di rischio basso. Sono invece 20 le strutture sanitarie, cioè il 14,7%, che presentano una percezione di rischio alto, e tra queste 9 si trovano al Sud.

L'analisi dei Piani anticorruzione di tutte le aziende sanitarie condotta da Rissc rivela, inoltre, che il 51,7% di tutte le aziende sanitarie non ha adottato dei Piani anticorruzione adeguati. Le Regioni con la qualità media dei Piani più bassa sono la Calabria e la Puglia. La notizia positiva, rileva l'indagine, è che il sistema si sta muovendo: il 96,3% delle aziende sanitarie ha già reso disponibili sistemi di raccolta delle segnalazioni di corruzione (whistleblowing) e il 44,4% lo ha fatto utilizzando piattaforme informatiche. Inoltre, il 79,4% delle strutture ha adottato i Patti di integrità, da sottoscrivere con le aziende che partecipano agli appalti e il 90,4% ha intrapreso percorsi di formazione rivolti al personale sui temi dell'etica e della legalità. Sono proprio la formazione e la sensibilizzazione dei dipendenti a essere ritenute le misure più efficaci per contrastare la corruzione dal 51,9% dei responsabili della prevenzione, più dell'aumento dei controlli sulle spese (45,0%) e sulle procedure di appalto (37,4%): solo nelle Regioni del Sud i responsabili della prevenzione mettono al primo posto i controlli sulle spese

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Vinitaly, i primi dati 2017 nella Gdo

Parte bene il 2017 per il mercato del vino nella Grande distribuzione con un aumento delle vendite del 4,9% dei vini a denominazione d'origine (Docg, Doc, Igt in bottiglia da 0,75lt) e del 2,3% del totale del vino confezionato (primo bimestre, a volume, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente). Lo riferisce la ricerca dell'IRI commissionata da Vinitaly che sara' presentata al pubblico il 10 aprile nel corso della fiera veronese. I primi dati del 2017 confermano dunque il trend del 2016 che vedeva una robusta crescita dei vini a denominazione e degli spumanti, rispettivamente del 2,7% e del 7% e fanno sperare in un anno molto positivo. "Gia' il 2016 ha confermato il trend di crescita delle vendite dei vini spumanti e dei vini doc e docg di piu' alta fascia qualitativa - ha sottolineato Simone Pambianco, Product Manager Prodotti a marchio della catena distributiva Despar - Bene anche i vini a marchio del distributore: i nostri hanno registrato una crescita a valore del 10,5% per vini doc e docg e dell'8,6% per gli spumanti".

Despar e' protagonista a Vinitaly 2017, insieme alle catene distributive Conad, Carrefour, Iper La Grande I, Vege', EcorNaturaSi, Agora', Italy Discount, S&C, partecipando all'evento "Gdo Buyers' Club" (10 e 11 aprile), dove i buyer vino della Grande distribuzione incontrano le cantine espositrici. Alcuni di questi buyer hanno espresso la loro valutazione sul mercato del vino.

In Conad aumentano le vendite di vini di qualita', ma anche i prezzi medi a scaffale, come ha dichiarato il Buyer vino Valerio Frascaroli: "Il 2016 si chiude per noi con un incoraggiante +2,8% a volume dell'intero comparto del vino confezionato. La crescita e' trainata dai vini a denominazione d'origine e dagli spumanti. Bene anche il formato "mono consumo" ottimo per famiglie monocomponenti o per chi lavora fuori sede. I bianchi crescono piu' dei rossi, ma anche i rosati nel loro piccolo vanno benissimo"

I consumatori sembrano essere sempre piu' esigenti, attratti anche dalla comunicazione a scaffale, come ha precisato Luca Bacciocchi, Category Manager Vini, Spumanti, Champagne di Carrefour: "Il consumatore ha dimostrato una curiosita' e una propensione all'acquisto maggiori verso il mercato del vino, con focus particolare alla qualita' medio-alta. La comunicazione si e' rivelata fondamentale per catturare un cliente sempre piu' attento e disposto a spendere. Pertanto si potrebbe lavorare in modo incrementale su cartigli, retro etichette, slim a scaffale ed altro".

La Grande distribuzione deve puntare sempre piu' sui vini di qualita', come ha riferito Roberto Romani, Buyer Beverage di Iper la Grande I (Gruppo Finiper): "La tendenza e' quella di una forte crescita nella fascia Premium e grazie ad essa sara' anche possibile diminuire gradualmente la pressione promozionale in tutti i comparti vino. Abbiamo un buon rapporto con le cantine e confidiamo di poter collaborare direttamente, senza la mediazione di concessionari o grossisti, anche con cantine 'premium' che fino ad oggi hanno preferito servire il canale horeca".

Soddisfazione espressa anche dalla catena EcorNaturaSi che opera in un mercato salutistico, come ha osservato Michele Bonato, Buyer divisione vini e freschi: "Il 2016 e' stato un buon anno con un incremento dei volumi di vendita del 12%. La miglior performance e' quella del Prosecco ma aumentano anche vini senza solfiti aggiunti e con certificazione vegana. E' importante la comunicazione a scaffale: abbiamo utilizzato dei cartellini per ogni referenza con tutte le informazioni utili"

Il mercato del vino e' positivo anche nel particolare comparto dei Discount, come ha commentato Giovanni Filippini, della Direzione Acquisti di Italydiscount: "Abbiamo venduto nel 2016 sei milioni di bottiglie nei nostri 340 punti di vendita, utilizzando brand di fantasia. Nella linea delle bottiglie da 750cc in vetro abbiamo 54 etichette che non sono di nostra proprieta', ma frutto di un accordo con singoli fornitori selezionati".

Alla crescita della bottiglia da 0,75 lt corrisponde un calo degli altri formati, come confermato da Adelio Bellagente, Responsabile Acquisti Vino e Olio di S&C Consorzio Distribuzione Italia: "Sono in difficolta' le vendite del formato da un litro e mezzo e del formato brik mentre i vini locali sono seguiti con sempre maggiore attenzione dai consumatori. Nel 2017 inseriremo nell'assortimento vini locali di maggiore qualita', aumentando in tal modo il valore dello scaffale e, di conseguenza, del prezzo di vendita"

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Corepla e Legambiente, riciclo plastica è eccellenza italiana

L'economia circolare conviene, fa bene all'ambiente, allo sviluppo dell'occupazione, alla crescita dell'innovazione e alle tasche dei cittadini. Questo il messaggio confermato da Legambiente e Corepla che hanno presentato numeri e storie di successo di riciclo della plastica. Una buona raccolta differenziata, il corretto riciclo, una puntuale sensibilizzazione, sono inoltre elementi fondamentali per affrontare anche il marine litter, per individuarne le cause e trovarne le soluzioni. Le nuove frontiere dell'economia circolare, innovative case histories imprenditoriali nel campo del riciclo della plastica, istituti di ricerca e università, cittadini e istituzioni, dunque oggi a confronto a Roma nel corso del convegno organizzato da Legambiente e Corepla, 'L'economia circolare conviene. L'industria del riciclo della plastica come vantaggio competitivo in Italia e in Europa'. L'incontro, aperto dal presidente di Corepla Antonello Ciotti e dal direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani, ha visto la partecipazione di esperti del settore come Michel Loubry (responsabile Marine litter PlasticsEurope), Loris Pietrelli (ricercatore Enea), Giorgio Zampetti (responsabile scientifico Legambiente) e Fabio Fava (Università di Bologna - Strategic Board Bluemed), di rappresentanti di innovative aziende di riciclo, come Palmino Di Giacinto (amministratore unico CIER), Emanuele Rappa (amministratore delegato Revet) e Michele Rasera (direttore generale Contarina). Alla tavola rotonda sulla leadership italiana nel nuovo scenario europeo definito dal pacchetto sull'economia circolare hanno partecipato il Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti, il presidente della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera Ermete Realacci, il vicepresidente di Anci e sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il presidente Conai Roberto De Santis, il presidente Unionplast Giorgio Quagliuolo, il presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile Edo Ronchi e la presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni.

Un ciclo continuo di sviluppi positivi che ottimizzano l'uso di risorse finite e i flussi rinnovabili, a qualsiasi latitudine. È l'economia circolare, la cui evoluzione più recente vede nel riciclo della plastica la creazione di valore condiviso che comporta positive ricadute industriali, economiche e occupazionali. Driver di competitività per il settore e per l'industria italiana, per la ricerca e innovazione sui nuovi materiali, il riciclo della plastica è un importante contributo al risparmio energetico, alla creazione innovativa di nuova materia prima, alla tutela del territorio. Vantaggi per la collettività che si traducono, in dieci anni (ricerca Althesys 2014), in oltre 7 milioni di tonnellate di CO2 in meno nell'aria, in 3,3 milioni di tonnellate di imballaggi recuperati, una sensibile riduzione del ricorso alla discarica (nel 2015 lo 0,8%), 668 milioni di euro di fatturato derivante da vendita di materia prima recuperata, e infine un indotto industriale stimato in 3 miliardi di euro. Secondo il Final Report 'Marine litter study to support the establishment of an initial quantitative headline' di Arcadis, commissionato da European Commission - DG Environment. (2013), l'economia circolare e lo sviluppo della filiera di riciclo sono fondamentali anche per combattere il fenomeno del marine litter. Con l'adozione degli obiettivi Ue, l'aumento del riciclo dei rifiuti e del packaging, la riduzione e l'eliminazione delle discariche infatti, si avrebbe la massima riduzione del marine litter (-35%) e una sostanziosa riduzione dei costi, che potrebbe arrivare a 168 milioni di euro all'anno. Nello specifico, se si aumentasse nei Comuni la raccolta e dunque il riciclo dei rifiuti, ci sarebbe anche una riduzione di quelli marini del 7,4% e una riduzione dei costi di 35 milioni di euro. Secondo il monitoraggio di Goletta Verde, nei mari italiani buona parte dei rifiuti galleggianti (gli altri vanno a fondo) è costituito da plastiche abbandonate in mare. Tra le cause principali del problema, la cattiva gestione dei rifiuti urbani da parte dei Comuni, a cui si aggiungono l'abbandono consapevole da parte dei cittadini e le attività produttive, tra le quali la pesca risulta essere responsabile del 46% dei rifiuti monitorati.

E anche il 2016 ha il segno + per la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. Sono 960.000 le tonnellate raccolte nel 2016 (+6,9% rispetto al 2015) e 550 mila le tonnellate di imballaggi in plastica riciclate da Corepla. Il Veneto si conferma regione capofila con quasi 25 kg di imballaggi in plastica raccolti per abitante all'anno, seguito dalle ottime prestazioni di Sardegna (20,8 kg/ab/anno), Marche (19,7) e Valle d'Aosta (19,5). L'Emilia Romagna (18 kg come il Piemonte) si conferma prima regione del Nord Est, seguita nella classifica generale, dalla Campania (17,7) e dalla Lombardia (17,6). Buone performance anche per la Toscana (17,4), il Friuli Venezia Giulia (17,1) e il Trentino Alto Adige (16,7), seguite dalle regioni del centro sud: Umbria (15,6), Abruzzo (15,1) e Lazio (13,1). La raccolta in Liguria si attesta sui 12,7 kg a persona, poco più della Puglia (11,2) e della Calabria (9,7), seguite dalla Basilicata (7,9), dal Molise (6,8) e dalla Sicilia che rimane ancora fanalino di coda con 4,8 kg di materiale recuperato. In media, sono 15,8 i chilogrammi di imballaggi recuperati per abitante all'anno in Italia. La nuova materia prima derivata dal riciclo degli imballaggi in plastica rappresenta un nuovo e potente fattore di competitività, oltre che un vantaggio in termini di risparmio energetico e di beneficio per l'ambiente, come conferma il Pacchetto sull'economia circolare attualmente in fase di discussione a livello europeo che prevede una serie di misure per facilitare la trasformazione dell'economia europea in senso circolare, che potrebbero portare alla creazione di 867mila posti di lavoro in più, di cui 190mila solo in Italia, entro il 2030.

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