Caporalato in un cantiere della costa teramana, tre indagati

Tre persone sono indagate dalla Procura di Teramo in un’inchiesta per presunto caporalato ai danni di due operai marocchini di 27 e 33 anni, titolari di permesso di soggiorno come rifugiati politici. Si tratta del caposquadra del cantiere, dell’amministratrice unica e dell’amministratore di fatto della ditta che avrebbe impiegato i lavoratori.

Secondo l’accusa, tra febbraio e dicembre 2025 i due operai avrebbero lavorato in un cantiere edile della costa teramana senza adeguate garanzie di sicurezza e con retribuzioni non proporzionate alle giornate svolte. Avrebbero inoltre vissuto in alloggi privi di acqua calda, riscaldamento e servizi igienici adeguati, con la presenza di topi e utilizzando una bombola di Gpl per cucinare e riscaldarsi.

Le verifiche del Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri avrebbero rilevato anche irregolarità nel cantiere, tra cui problemi all’impianto elettrico, aperture nel vuoto e assenza di strutture idonee. Al caposquadra viene contestato di aver trattenuto complessivamente 7.220 euro: 6.300 euro relativi a 63 giornate lavorative del 33enne e 920 euro per 32 giornate del 27enne.

Uno dei due operai è stato ascoltato in incidente probatorio davanti al gip Marco Procaccini e avrebbe confermato le accuse con l’assistenza di un interprete.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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