La polizia indaga per incendio doloso, al momento a carico di ignoti, dopo il rogo divampato intorno alle 13.30 nell’ex ospedale San Camillo di Chieti, nel quartiere Santa Barbara. Le fiamme si sono sviluppate nell’atrio di accesso alla struttura, non lontano dall’ingresso principale, in un’area dove sono ancora presenti documenti cartacei. L’intervento dei vigili del fuoco ha consentito di spegnere rapidamente l’incendio. Per evitare la ripresa della combustione è stata utilizzata acqua nebulizzata per raffreddare la zona interessata.
Sul posto è intervenuta una pattuglia della Volante della Questura. Al momento del sopralluogo non è stata trovata alcuna persona all’interno dell’edificio. Secondo i primi accertamenti, qualcuno potrebbe essere entrato nella struttura e aver appiccato il fuoco utilizzando materiale cartaceo, per poi allontanarsi. Un sopralluogo è stato effettuato anche dal personale della Asl Lanciano Vasto Chieti, proprietaria dell’immobile. Non è il primo episodio: tre anni fa un incendio aveva interessato un locale al primo piano, distruggendo alcuni faldoni di documenti, senza che fossero individuati i responsabili.
L’ex ospedale, chiuso definitivamente tra il 2007 e il 2008 dopo il trasferimento delle attività sanitarie al policlinico di Colle dell’Ara, versa da anni in condizioni di abbandono. I residenti hanno più volte segnalato il degrado del complesso e le frequenti intrusioni di persone non autorizzate. La struttura, un tempo destinata alla cura delle malattie respiratorie, è priva di vigilanza e si trova a breve distanza da diversi edifici residenziali.
Inserito dalla Asl tra gli immobili da alienare, l’ex San Camillo non ha finora trovato acquirenti. Tre anni fa era stata valutata l’ipotesi di trasformarlo in un nuovo palazzo di giustizia, con un investimento ministeriale previsto di 39 milioni di euro e un ricavo per la Asl superiore a sei milioni dalla vendita dell’immobile. Il progetto, che avrebbe potuto ospitare anche i tribunali di Lanciano e Vasto, è stato respinto dal Consiglio comunale per evitare un ulteriore trasferimento di uffici e funzioni fuori dal centro storico. L’alternativa di una cittadella giudiziaria nell’area dell’attuale Tribunale non ha finora avuto seguito.
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