La vicenda giudiziaria della tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola torna davanti alla Corte di Cassazione. Il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, ha impugnato la sentenza emessa nel processo bis di secondo grado sul disastro del 18 gennaio 2017, quando una valanga travolse l’albergo provocando la morte di 29 persone tra ospiti e dipendenti. Al momento della tragedia, avvenuta alle 16.49, nella struttura si trovavano 40 persone.
Il ricorso, articolato in 21 pagine, si concentra su tre questioni: l’assoluzione dell’ex sindaco di Farindola, quella dell’ex funzionario dell’ufficio tecnico comunale e il calcolo dei termini di prescrizione. Secondo il procuratore generale, l’assenza della Carta di localizzazione del pericolo valanghe non avrebbe escluso gli obblighi di prevenzione e intervento del sindaco, in quanto garante della pubblica incolumità. Analoghe considerazioni vengono formulate per l’uomo all’epoca tecnico comunale.
Il terzo punto del ricorso riguarda l’applicazione della prescrizione a tutti gli imputati. La Procura generale propone un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’articolo 157 del codice penale, chiedendo che il raddoppio dei termini di prescrizione venga esteso anche all’omicidio colposo plurimo, anziché essere limitato al solo reato di disastro colposo.
La sentenza impugnata aveva concluso il processo d’appello bis con tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni. Spetterà ora alla Corte di Cassazione esaminare le questioni sollevate dalla Procura generale di Perugia.
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