Minacce e condotte persecutorie, condannato all’Aquila a due anni e sei mesi di reclusione

Un uomo è stato condannato all’Aquila a due anni e sei mesi di reclusione con rito abbreviato per una vicenda legata a minacce, aggressioni e condotte persecutorie nei confronti di una persona con cui aveva avuto una relazione e dei suoi familiari. La sentenza è stata pronunciata dalla giudice Giulia Colangeli.

Il pubblico ministero Ugo Timpano aveva chiesto una condanna a quattro anni e otto mesi. Il giudice ha riconosciuto la seminfermità mentale dell’imputato e ha riqualificato l’accusa di rapina in furto.

I fatti contestati comprendono diversi episodi, alcuni avvenuti anche nell’aula studio della facoltà di Scienze umane dell’Università. Secondo l’accusa, le condotte sarebbero proseguite con aggressioni, il furto di un iPad e un episodio in viale Ovidio che ha coinvolto la madre della persona offesa.

La vicenda era culminata nel luglio dello scorso anno, quando l’imputato era stato arrestato in flagranza dai carabinieri dopo un’aggressione avvenuta nell’abitazione della persona offesa.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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