Morte di una 64enne in una struttura sanitaria di Roma, risarcimento di 150mila euro ai familiari

Il Tribunale civile di Sulmona ha disposto un risarcimento di 150mila euro, oltre agli interessi legali, in favore dei familiari di una donna di 64 anni, originaria della città, deceduta dopo un ricovero in una struttura sanitaria di Roma. La sentenza riguarda una vicenda di responsabilità medica legata al trattamento di una paziente affetta da colecistite acuta e ascesso epatico.
La donna era stata inizialmente ricoverata all’ospedale dell’Annunziata, dal quale nel 2022 aveva deciso di dimettersi volontariamente, nonostante il parere contrario dei medici. Successivamente era stata ricoverata in un secondo ospedale, dove è deceduta. I familiari avevano avviato un’azione civile nei confronti di entrambe le strutture sanitarie, chiedendo il risarcimento dei danni derivanti dalla perdita della congiunta e di quelli trasmessi per successione.
Nel corso del procedimento, la consulenza tecnica d’ufficio ha esaminato le prestazioni sanitarie e il loro rapporto con il decesso. Non sono stati individuati profili di responsabilità a carico del primo ospedale, poiché le dimissioni volontarie avevano interrotto il percorso di cura e la continuità terapeutica. Per la seconda struttura, invece, sono state accertate carenze nell’adeguatezza delle prestazioni erogate, ritenute rilevanti ai fini della responsabilità per la morte della paziente.
Il giudice ha quindi riconosciuto il diritto dei familiari a ottenere un risarcimento di 150mila euro, oltre agli interessi legali maturati, richiamando anche il principio secondo cui, in caso di responsabilità solidale, il danneggiato può richiedere l’intero importo a uno dei soggetti responsabili, ferma restando la possibilità di regolare successivamente i rapporti tra gli obbligati.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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