In Abruzzo sono otto le vittime di infortuni mortali in occasione di lavoro registrate tra gennaio e settembre 2026. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, diffuso il 4 novembre. La regione si colloca nella cosiddetta zona bianca della classificazione nazionale, quella che comprende i territori con un’incidenza di mortalità inferiore al 75% della media italiana.
L’Abruzzo figura tra le regioni con il minor numero assoluto di decessi avvenuti durante l’attività lavorativa, insieme a Umbria e Friuli-Venezia Giulia, anch’esse con otto vittime. La classificazione dell’Osservatorio si basa sull’incidenza degli infortuni mortali, calcolata come numero di decessi ogni milione di occupati. La media nazionale nei primi nove mesi del 2026 è pari a 24,7 morti per milione di lavoratori. La collocazione dell’Abruzzo in zona bianca indica quindi un livello di rischio inferiore alla soglia di 18,525 decessi per milione di occupati.
Il rapporto distingue i decessi avvenuti durante l’attività lavorativa da quelli verificatisi nel tragitto tra casa e lavoro. Le otto vittime indicate per l’Abruzzo si riferiscono esclusivamente alla prima categoria. Il documento non riporta il numero complessivo dei decessi regionali, comprensivo degli incidenti in itinere, né una ripartizione delle vittime tra le province dell’Aquila, Teramo, Pescara e Chieti.
L’Osservatorio, presieduto da Mauro Rossato, utilizza quattro fasce di rischio, individuate attraverso il confronto con l’incidenza media nazionale. L’Abruzzo rientra nella fascia più bassa, insieme a Lombardia, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia. La rilevazione fotografa la situazione al 30 settembre 2026 e considera i dati relativi ai primi nove mesi dell’anno.
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