Il Tribunale di Chieti, Sezione Lavoro, ha accolto il ricorso di un lavoratore domestico assistito dall’Inca Cgil di Chieti, riconoscendogli il diritto all’Ape Sociale inizialmente negato dall’Inps. La sentenza, pronunciata il 26 gennaio 2026, è passata in giudicato dopo che l’Inps non ha proposto appello nei termini previsti.
Il caso, seguito dall’avvocato Rocco Carabba, riguarda un collaboratore familiare che aveva lavorato alle dipendenze di una persona anziana fino alla morte di quest’ultima. L’Inps aveva respinto la domanda sostenendo che la cessazione del rapporto a causa del decesso del datore di lavoro non fosse assimilabile al licenziamento, condizione prevista per l’accesso alla prestazione insieme ad almeno 30 anni di contributi e alla fruizione integrale della Naspi.
Il giudice ha invece stabilito che, quando il rapporto di lavoro domestico termina con un formale provvedimento di licenziamento motivato dalla morte del datore, la situazione è equiparabile al licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Elemento centrale della decisione è stato il carattere involontario della cessazione del rapporto di lavoro.
Il direttore dell’Inca Cgil di Chieti, Giuseppe Visco (nella foto), sottolinea che la pronuncia definitiva può assumere rilievo per altri lavoratori domestici che si trovino nella stessa condizione e ribadisce l’impegno del patronato nell’assistenza per l’accesso alle prestazioni previdenziali.
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