Operaio morto per l’esposizione all’amianto, Inps condannata al risarcimento

La Corte d’Appello dell’Aquila ha condannato l’Inps a ricostruire la posizione contributiva di Luigi Vitullo, operaio morto a 54 anni a causa mesotelioma pleurico epitelioide, provocato dall’esposizione all’amianto. Le perizie tecniche-ambientali del CTU avrebbero confermato che l’operaio, durante lo svolgimento del suo lavoro, era stato esposto direttamente e indirettamente a polveri e fibre di amianto.

Nonostante il divieto di utilizzo, Vitullo e i suoi colleghi fino alla meta’ degli anni ’90 avrebbero continuato a utilizzare guanti e altri strumenti di protezione realizzati in amianto. Le perizie avrebbero anche accertato che le aziende per cui Vitullo aveva lavorato non avevano mai adottato gli strumenti di prevenzione adeguati a proteggere i lavoratori dalla fibra di amianto. Vitullo si era poi ammalato nel maggio del 2015 e gli era stato diagnosticato un mesotelioma: era morto all’ospedale di Ancona un mese dopo.

La battaglia giudiziaria iniziò contro l’Inail, che nel 2019 ha riconosciuto il diritto in via amministrativa. L’Inps anche dopo il riconoscimento dell’Inail ha continuato a negare l’esposizione ad amianto nonché benefici e prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto spettanti alla vedova, Antonietta Cicchini, che all’epoca della morte del marito aveva 50 anni, costringendo a una nuova causa. La domanda in primo grado è stata rigettata, ma in appello il ricorso è stato accolto. L’Istituto è stato condannato al ricalcolo della pensione di indennità con un aumento di circa 5mila euro all’anno. Inoltre, la donna dovrà percepire 80mila euro circa tra gli arretrati dell’Inps e quelli dell’Inail.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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