Il linguaggio umano sarebbe nato dalla riorganizzazione evolutiva di circuiti cerebrali già presenti negli altri primati. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Communications e coordinato dall’Irccs Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara e altri centri di ricerca internazionali.
I ricercatori hanno analizzato il frontal aslant tract, una connessione tra diverse regioni della parte anteriore del cervello identificata nel 2012 dal laboratorio guidato da Marco Catani, responsabile del Dipartimento di Sviluppo Tecnologico del Neuromed. Lo studio mostra che questa rete cerebrale è composta da due porzioni con funzioni differenti: quella posteriore, comune a tutti i primati compreso l’uomo, associata alla comunicazione non verbale, e quella anteriore, più sviluppata nella specie umana, coinvolta nell’organizzazione dei suoni vocali in parole e frasi secondo regole sintattiche.
I risultati sono stati verificati anche su pazienti affetti da afasia primaria progressiva, malattia neurodegenerativa che compromette progressivamente la capacità di parlare e comprendere il linguaggio. Secondo Salvatore Citro dell’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara, primo autore dello studio, i dati aiutano a comprendere perché i disturbi del linguaggio non si manifestino tutti nello stesso modo.
Per i ricercatori, il lavoro potrà contribuire a interpretare con maggiore precisione i deficit linguistici e a orientare futuri interventi riabilitativi.
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