La crisi in Medio Oriente potrebbe avere ripercussioni sull’economia abruzzese, con possibili effetti su export, turismo d’affari e costi per le imprese. È l’allarme lanciato dal presidente regionale di Confcommercio e Federalberghi Abruzzo, Giammarco Giovannelli.
Secondo Giovannelli, l’aumento dei prezzi di carburante e materie prime rappresenta un segnale di forte preoccupazione per il sistema produttivo regionale. Il rincaro di diesel e benzina, spiega, rischia di incidere sui costi fissi delle imprese e sulle catene di approvvigionamento, con possibili ripercussioni sulla produzione e sulla distribuzione delle merci. Alcune aziende commerciali abruzzesi, in particolare nel settore del mobile con attività e filiali nel Medio Oriente, avrebbero già programmato una riduzione della produzione e degli ordinativi.
Il conflitto interessa un’area considerata strategica per l’economia italiana e abruzzese sia per l’approvvigionamento energetico sia per l’export di prodotti del Made in Italy. Un eventuale prolungamento della guerra, osserva Confcommercio, potrebbe aumentare l’incertezza per le imprese e rallentare gli investimenti. Tra le conseguenze segnalate anche il rischio di una paralisi del turismo d’affari da e verso i Paesi coinvolti o collegati al conflitto, tra cui Emirati Arabi, Iran, Libano, Turchia ed Egitto.
Secondo Giovannelli, il Medio Oriente rappresenta un mercato in crescita per l’export. A livello nazionale gli Emirati Arabi sono il primo mercato dell’area con esportazioni pari a 9,135 miliardi di euro e un incremento del 18,5% nell’ultimo anno. Seguono l’Arabia Saudita con 6,320 miliardi di euro di export (+3,7% nel 2025), il Kuwait con 1,861 miliardi (+57,2% rispetto al 2024) e il Libano con 971 milioni di euro (+18,5%). Confcommercio evidenzia come un’escalation del conflitto potrebbe avere effetti anche sul mercato energetico internazionale, con possibili aumenti dei prezzi dell’energia e ricadute sulle attività economiche.
Notizie d'Abruzzo le notizie della tua regione