La provincia dell’Aquila è seconda in Italia per crescita del valore aggiunto nel 2025, con un incremento del 3,69% rispetto al 2024, superiore alla media nazionale del 2,30%. È quanto emerge dall’analisi del Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere, pubblicata il 3 novembre 2026, che misura l’andamento delle economie provinciali a valori correnti. Il valore aggiunto dell’Aquila raggiunge 8,7 miliardi di euro. Anche Teramo si colloca nelle prime posizioni della graduatoria nazionale, al tredicesimo posto con una crescita del 3% e un valore complessivo di 8,77 miliardi.
Il risultato più significativo per l’Abruzzo riguarda le costruzioni, settore nel quale le quattro province occupano i primi quattro posti della classifica italiana per incremento percentuale. L’Aquila è prima con una crescita del 13,31% e un valore aggiunto di 870,3 milioni di euro. Seguono Teramo e Chieti, entrambe con un aumento dell’11,92%, rispettivamente per 877,3 e 803,7 milioni di euro. Pescara è quarta con un incremento dell’11,31% e un valore aggiunto di 611,1 milioni. In tutte le province abruzzesi la crescita del comparto supera la media nazionale del 3,43%.
Nell’industria in senso stretto emerge ancora L’Aquila, settima in Italia con un incremento del 5,32% e un valore aggiunto di 1,34 miliardi di euro. Più contenuta la crescita nelle province di Teramo (+0,95%) e Chieti (+0,73%). Per quanto riguarda l’agricoltura, la provincia di Pescara registra un aumento del 5,40%, con un valore aggiunto di 212,4 milioni di euro.
Il divario rispetto alla media italiana resta evidente nel valore aggiunto pro capite. L’Aquila raggiunge 30.364 euro per abitante, collocandosi al 56° posto nazionale, mentre Teramo è 63ª con 29.244 euro e Pescara 66ª con 28.520 euro. I dati mostrano quindi una crescita dell’economia provinciale, soprattutto nelle costruzioni, accompagnata da livelli di valore aggiunto per abitante ancora inferiori alla media nazionale.
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