Liquidità in aumento, effetti anche sull’economia abruzzese

Tornano a crescere le riserve finanziarie detenute da famiglie e imprese italiane e il quadro nazionale offre indicazioni rilevanti anche per l’Abruzzo. Secondo il Centro studi di Unimpresa, su dati della Banca d’Italia, tra ottobre 2024 e ottobre 2025 la liquidità complessiva è salita da 1.988,6 a 2.046,5 miliardi di euro, con un incremento di 57,9 miliardi (+2,9%). La crescita è trainata soprattutto dai conti correnti e dai pronti contro termine, mentre risultano in calo i depositi vincolati.

L’andamento è letto come un segnale di parziale recupero dopo l’impatto dell’inflazione che ha colpito famiglie e imprese anche in Abruzzo tra il 2022 e il 2023. Nel medio periodo, infatti, il bilancio resta ancora condizionato dalla perdita di potere d’acquisto: nel triennio dicembre 2022–ottobre 2025 la liquidità totale a livello nazionale è diminuita di 19 miliardi (-0,9%), con una riduzione particolarmente marcata dei conti correnti. Una dinamica che ha inciso anche sulle famiglie abruzzesi, costrette ad attingere ai risparmi per far fronte all’aumento dei costi dell’energia, dei beni alimentari, dei servizi e dei mutui.

Il quadro evidenzia inoltre una differenza tra soggetti economici: le famiglie risultano le più penalizzate nel confronto con il periodo pre-inflazione, mentre le imprese mostrano una maggiore tenuta delle riserve finanziarie. La composizione della liquidità, concentrata prevalentemente su strumenti immediatamente disponibili, conferma una diffusa prudenza, presente anche nel tessuto economico abruzzese, accompagnata da una graduale attenzione verso forme di gestione più remunerative dopo la fase più acuta della crisi inflazionistica.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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Un commento

  1. Naturalmente le notizia nascondono sempre qualche verità. Le famiglie stanno riassaporando l’ebbrezza di di cimentarsi nell’uso di qualche liquidità in più, le grandi imprese continuano ad essere il punto di riferimento costante nella lente della liquidità e poi…… la piccola e media impresa continua a piangere la mancanza di liquidità. E non è un bene visto che in essa si annida oltre il 58 % della occupazione. Se girano meno soldi, girano anche retribuzioni “straccioni”. Le ombre si stagliano fosche in una regione che ormai perde anche le sue caratteristiche di eccellenza manifatturiera.

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