Oscar Pomilio Forum, geopolitica, immagini e creatività per leggere il mondo in conflitto

Dalla crisi dell’ordine internazionale al potere delle immagini di guerra, fino alla creatività come strumento di emancipazione e coesione sociale. L’Oscar Pomilio Forum ha riunito a Pescara tre prospettive diverse per provare a interpretare un mondo attraversato da conflitti, trasformazioni tecnologiche e nuovi equilibri geopolitici.

Protagonisti dell’edizione 2026 sono stati l’analista politico Jan Techau, il semiologo Federico Montanari e Adama Sanneh, co-fondatore e CEO di Moleskine Foundation, ai quali è stato assegnato l’Ethic Award.

Il confronto è partito da una domanda: comunicazione e creatività possono contribuire a salvare un mondo in conflitto? «Un tema particolarmente interessante – ha spiegato il presidente di Pomilio Blumm, Franco Pomilio – la conflict communication è una disciplina molto avanzata sulla quale il confronto più evoluto parte dal nostro forum di Pescara. Abbiamo esplorato alcuni degli strumenti utili per comprendere meglio le crisi contemporanee, il modo in cui vengono raccontate e il ruolo che cultura e linguaggi possono assumere nella costruzione del futuro».

Jan Techau ha concentrato il proprio intervento sulla condizione dell’Europa, stretta tra la guerra in Ucraina, la competizione economica con la Cina, l’incertezza delle relazioni transatlantiche e la crescita dei populismi interni. Secondo Techau, la fase attuale impone ai governi decisioni difficili, destinate ad aprire profondi dilemmi etici e sociali. La politica estera, ha spiegato, non può essere ridotta a una lettura cinica o militarista, perché dietro il realismo strategico resta la necessità di difendere le società e le generazioni future. «Dietro i discorsi duri, la chiarezza e il realismo si nascondono un profondo idealismo e una grande preoccupazione per un futuro migliore per i nostri figli», ha affermato.

Federico Montanari ha invece affrontato il rapporto tra conflitti, immagini e comunicazione. Il semiologo ha parlato di un «occhio armato», alimentato dalla continua esposizione a fotografie, video e contenuti che rischiano di rendere la guerra abituale, stereotipata e persino distante. «Le immagini non sono soltanto rappresentazioni, ma strumenti attraverso cui costruiamo il mondo», ha osservato Montanari, sottolineando come narrazioni e linguaggi visivi influenzino il modo in cui gli eventi vengono compresi e giudicati. Una dinamica resa ancora più complessa dalle nuove tecnologie. Nei droni, ad esempio, telecamera, arma e algoritmo decisionale diventano parte dello stesso dispositivo unendo valori, percezioni, racconti e identità culturali.

Adama Sanneh ha portato all’Oscar Pomilio Forum il tema della creatività come infrastruttura civile. In una società segnata dall’intelligenza artificiale e dall’automazione, ha sostenuto, il contributo umano non può essere misurato soltanto nella capacità di eseguire compiti, ma soprattutto in quella di porre domande. «L’apporto umano insostituibile non è l’esecuzione. È la capacità di porre domande migliori, di sostenere l’ambiguità e di immaginare futuri per i quali non siamo ancora stati ottimizzati», ha spiegato Sanneh. In questa prospettiva, cultura e arte non rappresentano beni accessori o semplici settori economici, ma strumenti indispensabili per costruire senso, identità e coesione. Sanneh ha quindi richiamato la missione di Moleskine Foundation e l’importanza di sostenere i “pionieri della creatività”. «Investire nella cultura non è un lusso, ma un investimento nella nostra capacità di trasformazione», ha concluso.

A tracciare il bilancio della giornata è stato Massimo Pomilio, amministratore delegato di Pomilio Blumm, che ha ribadito la volontà del Forum di aprire spazi di riflessione. «I nostri ospiti non ci hanno consegnato conclusioni definitive, ma probabilmente ci hanno lasciato domande migliori», ha affermato.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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