Elezioni suppletive e conservazione a sinistra

di Alessandro D’Ascanio

Un’elezione suppletiva di fine legislatura, indetta in buona sostanza nel preludio della campagna elettorale per le politiche del 2027, assume un valore piuttosto simbolico circa propositi, postura e profilo delle parti politiche che vi prendono parte! Mi riferisco, con ogni evidenza, alle scelte adottate per le elezioni nel collegio uninominale di Chieti per le quali il centro-sinistra (o come chiamarlo ora) ha deciso di candidare Luciano D’Amico, consigliere regionale in carica, eletto grazie al traino della sua precedente, e perdente, candidatura alla presidenza della Regione (in virtù dei meccanismi della legge elettorale regionale).

Ora, proprio a voler mantenere il discorso su un piano generale e di fondo, si palesano come evidenti almeno tre elementi di stanca conservazione nella scelta del centro-sinistra:

  1. L’aver individuato un “eletto in carica” per questa contesa elettorale, proprio a voler ribadire il carattere oligarchico e garantito, corporativo e chiuso del paniere di nomi dei candidabili ad un ruolo politico di rappresentanza nazionale. E questo proprio nel momento nel quale l’opposizione nei confronti di un governo fallimentare avrebbe consigliato apertura verso le associazioni, l’universo dei giovani, il mondo delle donne impegnate in politica.
  2. L’aver dato una lettura formale e meramente anagrafica del requisito del legame con il territorio del candidato, senza prendere in seria considerazione, ad esempio, le esperienze vitali e vincenti di tanti Sindaci del chietino distintisi per legame alla propria terra e capacità politico-amministrativa che avrebbero potuto legittimamente ambire a rappresentarla a Roma.
  3. Il metodo della scelta rinserrato nell’accordo di vertice di partiti senza iscritti e senza l’autorevolezza di un tempo chiudendo pregiudizialmente all’opportunità di una larga consultazione con le espressioni migliori della società civile democratica e progressista.

L’elezione in un collegio uninominale avrebbe consentito, e suggerito, un agire politico differente: più disposto all’ascolto dei mondi vitali della società e delle sue articolazioni territoriali, più aperto e libero nelle scelte, più disposto a guardare al futuro, anche per evitare il cattivo costume ricorrente di essere eletti in un’istituzione politica e lasciare poi il mandato a metà per meri interessi di progressione individuale. Si chiama sinistra della conservazione!

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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