Supera già i 2 miliardi di euro il costo della crisi climatica per l’agricoltura italiana durante l’estate, tra perdite nei campi e ore di lavoro venute meno. È quanto rileva Cia-Agricoltori Italiani, che chiede una strategia europea per sostenere l’adattamento del settore agli effetti del cambiamento climatico.
Tra luglio e agosto le temperature massime hanno superato i 35 gradi in circa due giorni su tre, mentre nel Nord-Ovest le precipitazioni da luglio sono risultate inferiori di quasi il 50% rispetto alla media stagionale. Le previsioni indicano rese complessive inferiori di circa il 15% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Per il mais da granella è attesa una contrazione del 18%, con punte del 50% in alcune aree della Lombardia, mentre per la soia il calo stimato è del 26% e per il pomodoro nel Sud del 16%.
Le difficoltà interessano anche la zootecnia, a causa della minore disponibilità di foraggi e mangimi. Per i bovini, il caldo ha determinato una riduzione della produzione quotidiana di latte compresa tra uno e tre litri per capo. A livello europeo, Cia segnala inoltre prospettive di raccolti inferiori alla media storica per cereali, semi oleosi, frutta, ortaggi e vino, con perdite di resa che nelle aree non irrigue potrebbero raggiungere il 50%.
Cia chiede che l’adattamento climatico assuma un ruolo centrale nella Pac post 2027, attraverso strumenti più efficaci per la gestione del rischio e investimenti in ricerca, varietà resilienti, infrastrutture irrigue e gestione delle risorse idriche. Il presidente nazionale Cristiano Fini sottolinea la necessità di mettere le imprese agricole nelle condizioni di prevenire i rischi climatici, anziché intervenire soltanto sulle conseguenze.
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