Il numero operatori nel settore idrico è sceso da 2.600 del 2014 a 2.100 di quest’anno. Nonostante la riduzione di 500 unità ”la frammentazione caratterizza ancora” la gestione della rete. Lo afferma l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, in audizione nella commissione Ambiente della Camera. Delle attuali 2.100 gestioni, osserva ancora l’Authority, sono circa 1.300 le entità in cui il servizio non risulta ancora affidato a un gestore unico, che sono collocate prevalentemente nell’Italia meridionale e insulare. Gli approfondimenti compiuti in ordine alla costituzione degli enti di governo ”hanno messo in luce la permanenza di contesti potenzialmente critici, seppur con elementi di differenziazione”, si osserva nella relazione consegnata al parlamento. Le arre a rischio si trovano, in particolare, nel Lazio, in Calabria, in Abruzzo, in Molise, in Calabria e in Sicilia.
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