Lavoro, -464mila occupati nel 2020

Il mercato del lavoro ha registrato una drastica riduzione degli occupati: nel 2020 erano 464mila in meno rispetto al 2019. Sono diminuiti anche i disoccupati (-269mila), ma sono cresciuti sensibilmente gli inattivi (+567mila). Il calo più consistente riguarda i dipendenti a tempo determinato e gli indipendenti. Nella classe di reddito più povera, meno qualifiche ha significato maggiori possibilità di entrare tra le file dei disoccupati, al contrario invece di quanto accaduto nella classe più alta, dove a registrare cali occupazionali più alti sono stati i professionisti iperqualificati. Sono questi i dati principali che emergono dall’analisi sul mercato del lavoro e sui redditi condotta dall’Istat sul campione delle forze di lavoro nel biennio 2019-2020, costituito da oltre 300 mila individui per ciascun anno e rappresentativi della popolazione residente in Italia

L’Istat rileva una flessione maggiore per i lavoratori dipendenti a tempo determinato: dal 7,9% al 6,9% degli individui tra i 15 ed i 64 anni. Soffrono anche gli indipendenti, che passano dal 12,6% al 12,3%. Al contrario, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato hanno registrato un lieve incremento, dal 38% al 38,4%. La caduta dell’occupazione indipendente, spiega l’Istat, si concentra nelle classi estreme: nel quinto più povero il tasso è sceso dal 14,3% al 13,8% e in quello più ricco dal 16,2% al 15,7%. La polarizzazione della contrazione riguarda tipologie diverse di lavoratori indipendenti. Nel quinto più povero sono infatti i lavoratori meno qualificati e quelli che operano nelle attività commerciali e nei servizi, a perdere il lavoro, perché si tratta di settori in cui l’impatto delle misure di lockdown è stato più marcato.

Nel quinto più ricco, invece, sono le professionalità più qualificate – quindi imprenditori e professionisti tecnici e intellettuali con una elevata specializzazione – a registrare riduzioni occupazionali più accentuate. Nella classe di reddito centrale, infine, il calo dell’occupazione riguarda i lavoratori dipendenti a tempo determinato, che non hanno visto rinnovati i propri contratti, passando così dal dal 9,5% all’8%. Date le oggettive difficoltà nella ricerca di lavoro – precisa l’Istituto – la transizione è avvenuta in prevalenza verso l’inattività

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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