Lavoro, dati Bankitalia-Ministero evidenziano 603mila posti in più

Da gennaio a fine ottobre sono stati creati oltre 603.000 posti di lavoro dipendente. Erano stati 105.000 un anno fa e 411.000 nel 2019. A trainare questa crescita sono in larga parte i contratti a termine. A fornire i dati sono stati Banca d’Italia e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sulla scorta delle comunicazioni obbligatorie per monitorare l’andamento del mercato. Nei mesi autunnali tornano a crescere lievemente anche i contratti a tempo indeterminato: a ottobre si sono raggiunti livelli pre-pandemici. La mobilità del mercato è sostenuta proprio da questa tipologia contrattuale, perché chi dispone di una posizione a tempo indeterminato è incentivato nel passare da un impiego permanente all’altro. E le dimissioni volontarie, in netto aumento rispetto a due anni fa dopo il congelamento del fenomeno nel pieno della pandemia, sono ascrivibili in buona parte alla crescita del fenomeno che riguarda gli indeterminati sin dalla primavera. Ci si dimette soprattutto nell’industria (36.000 dimissioni in più), meno nei servizi. La separazione delle tendenze è anche geografica: più dimissioni volontarie al Centro Nord, situazione stazionaria nel Sud.

L’aumento delle assunzioni senza termine ha contribuito a migliorare i livelli occupazionali principalmente del Centro Nord e della popolazione maschile, dove l’incidenza del lavoro permanente è tradizionalmente maggiore. La quota di nuovi posti di lavoro della stessa tipologia destinati alle donne ha invece ristagnato. Sul fronte dei licenziamenti, il loro numero resta contenuto anche a settembre e ottobre: nei settori interessati dallo sblocco del 31 ottobre, nei primi 15 giorni di novembre il tasso di licenziamento è rimasto sostanzialmente in linea con quello osservato prima della pandemia.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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