Lavoro giovanile, la ripresa si ferma: l’intelligenza artificiale ridisegna i primi impieghi

La ripresa del mercato del lavoro giovanile registrata dopo la pandemia si è arrestata nell’ultimo anno e la diffusione dell’intelligenza artificiale rischia di rendere più difficile l’accesso a molte delle occupazioni che tradizionalmente rappresentavano il primo ingresso nel mondo del lavoro. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto mondiale sulle tendenze dell’occupazione giovanile dell’Organizzazione internazionale del lavoro. Nel 2025 il tasso globale di disoccupazione giovanile è risalito al 12,4%, pari a 67 milioni di persone, rispetto al 12,3% del 2023. Il tasso dei Neet ha raggiunto invece il 20%, con 257 milioni di giovani coinvolti, 9 milioni in più rispetto allo stesso periodo.

Secondo l’Oil stanno diminuendo le opportunità nei lavori d’ufficio e amministrativi, nei servizi e nelle vendite, nel manifatturiero e in alcune professioni tecniche, settori che hanno storicamente rappresentato una porta d’ingresso per i giovani. Parallelamente cresce la domanda di professionalità tecniche ad alta intensità di conoscenza, in particolare nei campi della scienza, della salute e dell’ingegneria. Le stime indicano che il 6,1% dei posti di lavoro occupati da giovani tra i 15 e i 29 anni riguarda professioni fortemente esposte ai cambiamenti legati all’intelligenza artificiale.

Il rischio è più elevato nelle economie avanzate. Nei Paesi ad alto reddito il 14,3% dell’occupazione giovanile rientra nelle categorie maggiormente esposte all’intelligenza artificiale generativa, quota che sale al 14,9% nell’Europa settentrionale, meridionale e occidentale. Secondo il rapporto, il cambiamento potrebbe incidere non soltanto sul numero dei posti disponibili, ma anche sui tradizionali percorsi con cui i giovani acquisiscono la prima esperienza professionale, rendendo più importanti formazione, accompagnamento al lavoro e competenze complementari all’intelligenza artificiale.

In uno scenario definito dallo stesso rapporto “puramente illustrativo”, nel quale scomparisse il 10% dei posti maggiormente esposti, si determinerebbero 5,6 milioni di potenziali transizioni occupazionali tra i giovani a livello mondiale e circa 590 mila nella subregione europea. L’Oil precisa tuttavia che l’esposizione all’intelligenza artificiale non equivale automaticamente alla perdita del posto di lavoro: gli effetti dipenderanno dall’accesso alle tecnologie, dalle competenze dei lavoratori e dalle scelte organizzative delle imprese.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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