La diffusione dei negozi sfitti interessa soprattutto i piccoli centri e le aree periferiche, con conseguenze sulla disponibilità di servizi commerciali essenziali. È quanto emerge dall’analisi del Centro studi di Confcommercio, realizzata in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne, che nel 2023 ha censito 467.103 locali commerciali sfitti in Italia. Il fenomeno riguarda in particolare mercerie, piccoli negozi alimentari, panetterie, fruttivendoli e attività di vendita di articoli per la casa.
Secondo lo studio, nelle piccole città e nei sobborghi la quota di negozi sfitti raggiunge il 50,1%. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha chiesto al Governo risorse da destinare ai Comuni per sostenere le economie di prossimità, favorire la riapertura dei locali inutilizzati e incentivare nuove attività commerciali.
L’Ufficio studi di Confcommercio stima che i negozi sfitti determinino ogni anno una perdita economica pari allo 0,2% del Pil nazionale, equivalente a 4,4 miliardi di euro. Tra il 2012 e il 2023 la perdita complessiva è stata quantificata in 53 miliardi. Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha inoltre sollecitato l’estensione della cedolare secca agli affitti commerciali, ritenendola uno strumento per favorire l’utilizzo dei locali vuoti e contenere i canoni di locazione.
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