Due interdittive antimafia e tre misure di prevenzione collaborativa nei confronti di imprese edili interessate alla ricostruzione post sisma 2016 nel Centro Italia. I provvedimenti sono stati adottati dalla Struttura per la prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno nei confronti di aziende che avevano chiesto l’iscrizione nell’Anagrafe antimafia degli esecutori.
Le due interdittive riguardano imprese per le quali sono emersi collegamenti con ambienti camorristici e con esponenti di primo piano della criminalità organizzata foggiana. Le tre misure di prevenzione collaborativa, della durata di dodici mesi, interessano invece altrettante aziende interconnesse con sede nell’Aquilano, per rapporti occasionali tra alcuni titolari ed esponenti di vertice della criminalità organizzata campana.
Con gli ultimi provvedimenti salgono a 29 le misure antimafia adottate dall’inizio dell’anno: 24 interdittive e cinque misure di prevenzione collaborativa.
«Manteniamo alta l’attenzione sui tentativi di infiltrazione mafiosa nella ricostruzione del Centro Italia, per tutelare le ingenti risorse stanziate dal Governo e assicurare che gli interventi siano realizzati da imprese che operano nella legalità», ha dichiarato il prefetto Paolo Canaparo, direttore della Struttura per la prevenzione antimafia.
Canaparo ha sottolineato che i provvedimenti rientrano nel rafforzamento delle attività di prevenzione e nella collaborazione con il commissario straordinario per la ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli. Ha inoltre richiamato il protocollo di legalità per la ricostruzione post sisma dell’Aquila del 2009, sottoscritto con il coordinatore della Struttura di missione Mario Fiorentino, i prefetti dell’Aquila, Chieti, Teramo e Pescara e i titolari degli Uffici speciali per la ricostruzione.
«Un modello di forte collaborazione – ha aggiunto Canaparo – che mette a disposizione strumenti più efficaci per intercettare i tentativi di condizionamento mafioso e contrastare quei fenomeni di illegalità che rischiano di pregiudicare la celerità e la qualità degli interventi e mettere in pericolo la sicurezza della manodopera».
Per Castelli, la ricostruzione dell’Appennino centrale rappresenta «un vero laboratorio nazionale», con modelli e procedure applicabili anche ad altri contesti emergenziali, in particolare sul fronte della legalità e della sicurezza del lavoro.
Il commissario ha inoltre richiamato gli strumenti tecnologici utilizzati per rafforzare i controlli nei cantieri, dal badge elettronico al settimanale di cantiere fino alla piattaforma GE.DI.SI., con l’obiettivo di migliorare la tracciabilità delle attività e la tutela dei lavoratori.
«Legalità, sicurezza e innovazione – ha concluso Castelli – non sono adempimenti separati, ma parti di un’unica strategia: accelerare la ricostruzione senza arretrare di un millimetro sul rispetto delle regole e sulla qualità del lavoro».
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