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A Lanciano in scena LUPO IN-CANTO | storie di uomini e di lupi

di Fabio Di Bartolomeo

Venerdì 26 gennaio alle ore 21,00, presso lo spazio culturale Le Caltapie di Lanciano, all’interno della rassegna “La prima stagione”, andrà in scena “LUPO IN-CANTO | storie di uomini e di lupi”, racconto teatrale in musica a cura di Muré Teatro, con Marcello Sacerdote e le musiche dal vivo di Flavia Massimo (voce, violoncello e loop station).

Lo spettacolo da oltre un anno viene rappresentato in diverse località e contesti dell’Abruzzo ma anche dell’Italia, come per esempio la Brianza, in occasione del festival teatrale nazionale “L’ULTIMA LUNA D’ESTATE 2017”, poi Pietrabbondante in Molise ed infine Caserta.  L’ingresso è di 8 euro. Per maggiori info contattare: 0872 40138 / 340 6343872 | lecaltapie@gmail.com LE CALTAPIE (Via S.Liberata 107/A, 66034, Lanciano) 

“LUPO IN-CANTO | storie di uomini e di lupi” racconto teatrale in musica. Liberamente tratto dal libro “L'INCANTESIMO DEL LUPO” di Adriana Gandolfi e altri materiali della tradizione popolare.

Uno spettacolo con musica dal vivo, fatto di racconti, suoni e canti, per restituire uno sguardo autentico sulla figura del lupo e sul suo rapporto con l’uomo.

Tra realtà e folclore, tra storia e poesia, il racconto di un legame ancestrale, quello uomo-lupo, pieno di fascino e mistero come anche di conflitti e contraddizioni. Sin dall’inizio dei tempi, infatti, il lupo è stato sempre visto come il possibile alter-ego dell’uomo, il quale lo ammirava, ne imitava persino le qualità, considerandolo al contempo come un nemico da cui difendersi e, spesso, anche da sterminare.

 

“Il lupo incute sia timore che ammirazione; emblematica metafora di libertà selvaggia, ma anche di ferocia e scaltrezza. Del lupo, si raccontano fatti legati spesso, al vissuto personale, ma sempre mantenendo un’atmosfera magica e leggendaria.

Da sempre, l’uomo ha dovuto confrontarsi con la natura, imparando a convivere con il “selvatico”, spesso assimilandolo al soprannaturale. In passato, egli esorcizzava le sue ancestrali paure, mediante l’elaborazione di forme rituali e spettacolari di comunicazione artistica, senza mancare di ricorrere alla trasmissione orale , per mezzo di racconti, leggende, canti, proverbi e filastrocche.

Questo lavoro, quindi, vuole essere un omaggio a questa “cultura della natura”, come sintesi interpretativa del fenomeno del “lupo” tra oralità e rappresentazione simbolica, seguendo un filo della memoria che ci aiuti a ritessere una nuova e comune identità culturale.”

(A.Gandolfi)

 

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