Nei primi nove mesi del 2025 l’export dell’Abruzzo cresce del 9% su base annua e supera i 7,8 miliardi di euro, pari all’1,6% delle esportazioni italiane. Il dato, elaborato dal Cresa sui dati ISTAT, colloca la regione tra le più dinamiche a livello nazionale, ma fotografa soprattutto un cambiamento strutturale del modello produttivo.
A trainare la crescita è L’Aquila, che registra un +51% e raggiunge 2,2 miliardi di euro, arrivando a rappresentare il 28% dell’export regionale. Il risultato è legato all’espansione del comparto chimico-farmaceutico, in particolare verso il mercato statunitense, che oggi costituisce il principale asse delle vendite estere aquilane. Teramo cresce in modo contenuto (+1%), con 1,3 miliardi di euro e una dinamica omogenea dei comparti produttivi.
In flessione invece Chieti (-2%), pur restando la prima provincia per valore assoluto con 3,8 miliardi e il 49% dell’export regionale, penalizzata dal calo dei mezzi di trasporto verso l’Unione europea. Segno negativo anche per Pescara (-6%), che si ferma a 475 milioni di euro, risentendo della debolezza del made in Italy nei mercati europei extra UE.
Nel confronto con gli ultimi cinque anni emerge un riequilibrio interno: l’automotive, a lungo perno dell’export abruzzese, scende sotto il 30% del totale regionale, mentre il comparto chimico-farmaceutico sale al 27%. Una transizione che sposta il baricentro produttivo verso l’interno della regione e ridisegna la geografia economica dell’Abruzzo.
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