«L’incertezza è talmente ampia che nel 2026 le micro e piccole imprese saranno costrette a navigare a vista, valutando di volta in volta la strategia più efficace. Tale contesto va a penalizzare la propensione all’investimento». È quanto emerge dall’indagine realizzata dall’area studi e ricerche della Cna, che fotografa un clima diffuso di cautela tra le imprese italiane, con uno scollamento tra Nord e Sud del Paese.
La grande incertezza rappresenta il principale elemento comune delle risposte, con una media nazionale del 58%. Il dato sale al 66% in Piemonte, al 63% in Abruzzo e al 60% in Lombardia. A livello territoriale prevale il pessimismo rispetto all’area degli ottimisti, soprattutto nel manifatturiero e nelle regioni del Nord, dove pesano le preoccupazioni legate all’export, tra dazi e conflitti internazionali.
Nel Mezzogiorno, invece, emerge una visione meno negativa del 2026, attribuita dalla Cna al dinamismo registrato negli ultimi anni, in particolare nel turismo e nei servizi. L’associazione ricorda che nel biennio 2022-2023 il Sud ha fatto segnare una crescita del Pil del 3,7%, superiore a quella delle altre ripartizioni geografiche. In Abruzzo solo il 14,3% delle imprese intervistate prevede un peggioramento dei risultati aziendali, a fronte di una media nazionale più elevata, mentre le previsioni di performance positive si attestano complessivamente al 15,5%.
Tra le imprese più orientate all’export, l’indagine evidenzia invece un forte livello di incertezza, legato alle tensioni geopolitiche e commerciali. Le percentuali più alte si registrano in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, mentre le valutazioni più negative si concentrano in Liguria, Umbria, Toscana e Marche.
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