Caro carburanti, in Abruzzo quasi 7mila “professionisti della strada” a rischio: il diesel pesa fino al 30% dei costi

Il caro carburanti continua a mettere sotto pressione i lavoratori che ogni giorno operano su strada anche in Abruzzo. Nonostante le misure di contenimento adottate a livello nazionale, il prezzo del diesel dall’inizio del 2026 è aumentato del 20,9%, pari a 34 centesimi in più al litro, con un impatto diretto sui costi operativi di autotrasportatori, taxi, Ncc, bus turistici e agenti di commercio.

Secondo l’analisi della CGIA di Mestre, in Abruzzo le attività riconducibili ai cosiddetti “professionisti della strada” sono complessivamente 6.876. Nel dettaglio si contano 5.173 agenti di commercio, 1.363 imprese di autotrasporto e servizi di trasloco, 253 taxi e Ncc e 87 bus operator.

Si tratta di una platea ampia che, come evidenziato dallo studio, percorre ogni anno centinaia di migliaia di chilometri e che non può ridurre l’uso del mezzo di lavoro. Il carburante rappresenta mediamente circa il 30% dei costi operativi, una quota difficilmente comprimibile in un contesto segnato anche dall’aumento di assicurazioni, pedaggi e manutenzione.

Il peso del comparto è rilevante anche in rapporto al sistema produttivo regionale. Le imprese legate alla mobilità professionale rappresentano il 5,65% del totale delle attività economiche abruzzesi, una percentuale che colloca la regione in linea con la media del Mezzogiorno.

A livello provinciale spicca Pescara, dove le attività riconducibili ai quattro comparti sono 2.501 e incidono per l’8,26% sul totale delle imprese locali, uno dei valori più alti in Italia. Seguono Chieti con 1.742 attività, Teramo con 1.561 e L’Aquila con 1.072.

L’aumento dei costi non riguarda solo diesel e benzina. Negli ultimi venti giorni, evidenzia lo studio, il costo per ricaricare un mezzo elettrico è salito da circa 70 a 100 euro, con un incremento del 43%, aggravando ulteriormente i bilanci delle attività che avevano investito nella transizione green.

Il problema ha effetti diretti anche sull’economia regionale, fortemente dipendente dal trasporto su gomma. In Italia circa l’80% delle merci viaggia su strada e l’aumento del gasolio si traduce inevitabilmente in rincari lungo tutta la filiera, dalla logistica ai servizi fino ai consumatori finali.

Per questo, secondo la CGIA, le misure nazionali non sono sufficienti e servono interventi a livello europeo per ridurre in modo stabile la fiscalità sui prodotti energetici e garantire maggiore sostenibilità economica alle imprese che operano quotidianamente sulla rete stradale.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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