Minorenne di Pescara indagato per terrorismo, chiuse le indagini

La Procura dell’Aquila ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari nei confronti di un 14enne di Pescara, accusato di addestramento e detenzione di materiale con finalità di terrorismo. L’inchiesta, condotta dalla Digos di Pescara e dell’Aquila, si basa su conversazioni intercettate tramite il software di messaggistica criptata Threema tra il 7 e l’8 giugno, nelle quali il giovane dialogava in inglese con un interlocutore denominato “Abu Hamzah”. Nelle chat il ragazzo avrebbe dichiarato di possedere testi tecnici e chiesto conferme sulla “potenzialità distruttiva” di composti testati sul terrazzo di casa, ricevendo link per scaricare documenti relativi alla realizzazione di esplosivi improvvisati e alla produzione di tossine.

Dall’analisi dei dispositivi effettuata dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica Abruzzo emergerebbe inoltre il riferimento alla volontà di compiere “una cosa davvero grande”, con l’indicazione di un ufficio pubblico di Pescara come possibile obiettivo e la presenza stimata di 15-20 persone. Durante la perquisizione gli artificieri hanno trovato barattoli di polvere flash ricavata da petardi, grafite, sale e cavi d’acciaio, materiale ritenuto potenzialmente pericoloso se assemblato secondo le istruzioni presenti sui dispositivi sequestrati.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Giansante, sostiene che “non c’è nulla di concreto in questa vicenda: è stata una fascinazione per certi siti, un invaghimento per un mondo criminale virtuale che non è mai sfociato in un progetto reale” e aggiunge che “la norma punisce il pericolo concreto e qui non c’è mai stato”. Di diverso avviso l’impostazione accusatoria del pm David Mancini, secondo cui il minore sarebbe stato inserito in circuiti neonazisti e accelerazionisti e avrebbe partecipato a iniziative violente promosse online. Sarà il processo a stabilire la natura delle condotte contestate.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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