Il rialzo dei tassi di 25 punti base deciso dalla Bce è destinato a tradursi nelle prossime settimane in un aumento del costo dei prestiti e delle rate dei mutui a tasso variabile. Secondo il Codacons, per un finanziamento tra 125mila e 150mila euro della durata di 25 anni, la rata mensile potrebbe aumentare tra 15 e 25 euro.
La decisione della Bce, la seconda del 2026, arriva con un’inflazione ancora superiore al 3%. Secondo gli analisti, nei prossimi dodici mesi potrebbero verificarsi altri tre rialzi. Mutuionline it stima che, con un ulteriore aumento, il Tan medio dei mutui variabili potrebbe raggiungere il 3,30%, avvicinandosi al 3,46% del tasso fisso, con una differenza di appena 16 punti base. Il fisso resta comunque la soluzione scelta da oltre il 90% di chi sottoscrive un mutuo.
Il nuovo aumento del costo del denaro interviene in una fase di ripresa del credito alle famiglie. Il segretario generale della Fabi, Lando Sileoni, ha evidenziato la necessità di valutare gli effetti della decisione nei prossimi mesi e ha chiesto alle banche di mantenere un’offerta di credito in grado di sostenere l’economia reale.
Più complessa la situazione per le piccole imprese. Secondo Confartigianato, a marzo 2026 i prestiti al comparto sono diminuiti del 4,3% su base annua, dopo il -4% registrato a dicembre 2025. Nel secondo trimestre dell’anno gli investimenti in macchinari sono inoltre scesi del 2,3% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre la crescita tendenziale ha rallentato all’1,2%, rispetto al +6,4% del primo trimestre.
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